Kung fu shaolin tradizionale scuola Chang dsu yao


DIFESA PERSONALE
Quanto e come possono essere utili le Arti Marziali

Difesa Personale

DEFINIZIONE

Visti i tempi che corrono, è sempre più viva e giustificata nelle persone ed in particolare nelle donne, l'esigenza di voler imparare a difendersi in caso di aggressione. Sull'onda di questa esponenziale richiesta, il mondo delle Arti Marziali e degli Sport da combattimento risponde offrendo corsi di Autodifesa sfruttando il bagaglio tecnico e le risorse a disposizione. Questo è uno degli argomenti che suscitano maggior polemica e destano molte perplessità proprio per il fatto che non esiste un reale metodo di difesa personale, ma esistono solo estrazioni di tecniche marziali scelte tra le più efficaci e rese più semplici ed elementari per metterle alla portata di chiunque. Per questo motivo ogni corso di Difesa Personale si presenta in modo diverso dagli altri, secondo l'esperienza tecnica e le referenze di chi lo insegna. Per 'Difesa personale' o 'Autodifesa' si intende un metodo di comportamento da attuare in una reale situazione di pericolo nella quale vi sia l'intenzione, da parte di uno o più soggetti, di farci del male o costringerci a fare qualcosa contro la volontà, con il preciso scopo di limitare i conseguenti danni individuali, o di eventuali terzi coinvolti.

PREMESSA

Premesso che l'arma da fuoco prevale su chiunque, purché non si stia parlando di un film, è necessario sottolineare che nessun metodo, nessuna Arte e nessuno Sport da combattimento può dare la garanzia di avere la meglio in caso di colluttazione ma, al limite, offre soltanto qualche possibilità in più di cavarsela limitando i danni. Chi afferma il contrario vi sta soltanto illudendo, speculando sulla vostra salute con il rischio di creare false certezze che potrebbero soltanto aggravarvi la situazione. Se si subisce un aggressione o si è coinvolti in una rissa è raro, forse impossibile uscire illesi e questo vale per tutti, non ci sono Campioni del Mondo che tengano. Detto questo resta il dubbio su quale sia realmente l'arte, lo sport o il metodo da perseguire che aumenti il più possibile le capacità di Autodifesa del praticante. La risposta non è semplice perché gli aspetti da non sottovalutare sono molti e per questo cercheremo di analizzarli in modo oggettivo per rendere il quadro generale più chiaro possibile.

 

ASPETTI PRINCIPALI

IL CONTATTO FISICO

Il primo aspetto da affrontare in un qualunque percorso di formazione di autodifesa, è senza dubbio quello del contatto fisico, ovvero abituarsi in modo graduale a reagire lucidamente quando qualcuno "ci mette le mani addosso". Sembra banale ma quando si viene realmente colpiti o afferrati e non si è abituati a questo tipo di contatto, si crea subito una sorta di shock che limita, per non dire inibisce, qualunque tipo di reazione e crea una sorta di sudditanza psicologica. Per questo è assolutamente indispensabile che durante l'allenamento chi attacca sia gradualmente sempre più realistico possibile altrimenti si perde soltanto del tempo. Dall'altro lato bisogna anche togliersi la paura di colpire, provando inizialmente con adeguate protezioni.
Questo risulta uno degli scogli più difficili da superare in particolare dalle donne. Capita a volte che i principianti non riescano proprio a colpire al volto deviando o bloccando la traiettoria degli attacchi poco prima dell'impatto per la paura di far male mentre al sacco magari portano i colpi senza nessuna inibizione.
In un valido training di difesa personale quindi il contatto fisico reale è indispensabile.
Per questo primo aspetto sono ottimi tutti i corsi che prevedono lotta in piedi, a terra e sparring purché studiati ed allenati nell'ottica della reale applicazione e non in quella della competizione sportiva.
Quando si fa una tecnica dobbiamo avere da parte del compagno di allenamento un reale riscontro sull'efficacia. Molte Arti Marziali questo aspetto purtroppo non lo curano e spesso i praticanti finiscono col mimare degli inverosimili attacchi ai quali poi corrisponderanno delle altrettanto inverosimili tecniche di difesa totalmente inefficaci da un punto di vista pratico.

RIFLESSI ED ISTINTO

Allenare i riflessi è possibile e i riflessi, quelli istintivi, se incanalati nel modo corretto possono veramente salvare la pelle.
Le arti marziali tradizionali hanno una metodica di allenamento spesso odiata dagli occidentali perché si annoiano subito. Questa metodica consiste nell'imparare tecniche in sequenza e ripeterle fino alla nausea, fino a quando non diventano istintive, un po' come quando ci cade un oggetto fragile e d'istinto ci mettiamo il piede sotto per ammortizzarne l'impatto con il suolo. Per difendersi non occorre conoscere moltissime tecniche ma è indispensabile che queste siano acquisite e rese istintive provandole in tutte le circostanze. Con il termine "Kung fu" in Cinese si intende tra le altre definizioni, una particolare abilità acquisita con una pratica costante.

ASTUZIA

Un altro dei molti significati del termine "Kung fu" è "furbizia, astuzia". In una situazione rischiosa se non è inevitabile dobbiamo sempre cercare alternative al combattimento. Fare gli "eroi" quando si può evitare non serve ma espone solo a rischio la vostra incolumità e quella di altri eventuali coinvolti. A volte saper scappare o comunque trovare il modo di evitare il contrasto fisico è la soluzione migliore (anche da un punto di vista legale!).
A questo si arriva riuscendo a mantenere calma e lucidità controllando il più possibile le azioni irrazionali frutto di scariche di adrenalina che riducono notevolmente la consapevolezza del rischio che si sta correndo.
Il Kung fu basa gran parte della propria filosofia su questo principio e di conseguenza lo studio di questa arte porta ad un buon self control. Molti credono che praticare un arte marziale incattivisca la persona e la renda violenta. Noi praticanti invece sappiamo benissimo che non è così e che addirittura molti sport popolari risultano molto più violenti pur non prevedendo il combattimento. Basta guardare o fare una partita di calcio un pò "sentita".

 

ARTI MARZIALI O SPORT DA COMBATTIMENTO?

Arrivati a questo punto e fatte le dovute premesse ci addentriamo a valutare i pro e i contro, ai fini della difesa personale reale, di questi due tipi di percorso: Arte Marziale Tradizionale o Sport da Combattimento / Arte Marziale Moderna.
In questo paragrafo, per arte Marziale Tradizionale prenderemo in esame il Kung fu o Wushu Tradizionale mentre per Sport da combattimento o Arte Marziale Moderna prenderemo in esame un qualunque sport da ring a contatto pieno (Kick Boxe, Sanda, Full Contact).
Per rispondere a questa domanda, partendo ovviamente dalle premesse precedenti che sono fondamentali ed imprescindibili in un qualunque percorso, dobbiamo analizzare due importanti fattori discriminanti:
Lo SCOPO per il quale è nato il metodo e le FASI dello scontro prese in considerazione nella didattica dell'allenamento.

I FATTORI DISCRIMINANTI

SCOPO

Gli sport da combattimento, nascono tutti in epoca recente e sono frutto di estrazioni tecniche fatte da vari stili di lotta tradizionale ed allenati al preciso scopo di vincere una gara agonistica. Preparare una gara agonistica significa basare totalmente l'allenamento in modo tale da riuscire, nel tempo e con la metodica imposti da precise regole, a vincere un incontro sul Ring.
Chi pratica questo tipo si sport si allena moltissimo, spesso a ritmi estenuanti sul fiato, sulla resistenza fisica e sulla forza esteriore seguendo un programma ben preciso, anche a livello di alimentazione, finalizzato esclusivamente all'incontro programmato. Lo scopo è quello di salire sul ring e scambiarsi tecniche con un avversario cercando di metterlo KO oppure di batterlo comunque a punteggio.
Questo, che si voglia o non si voglia ammettere, lega ad un preciso schema tecnico tattico basato sullo studio dell'avversario e l'adattamento alle regole della gara che si scosta molto dalla realtà di un ipotetica aggressione.
Da un punto di vista fisico ed estetico è indubbio che questo tipo di training sia ottimo ma si basa esclusivamente sull'allenamento da gara ed è impensabile mantenere allenamenti di questo tipo avendo come unico scopo quello di farsi trovare pronti e tonici un giorno nel ipotesi di un eventuale aggressione. C'è da dire che in periodi pregara l'atleta si trova senza dubbio in una forma ottima ed è probabilmente ben disposto a difendersi nel migliore dei modi ma sarebbe come pensare ad un pugile che arriva a vincere un campionato con il solo scopo di migliorarsi nella difesa personale.
Sono scopi diversi ai quali corrispondono inevitabilmente metodiche totalmente diverse di allenamento.

Le arti marziali tradizionali, nascono per definizione per il preciso scopo della difesa personale. Essendo antiche risalgono ai tempi in cui le armi da fuoco non esistevano e spesso sapersi difendere a mano nuda o con armi di fortuna rappresentava la differenza tra vivere o morire negli scontri e non certo tra medaglie oro, argento o bronzo che sia.
E' ovvio che con questo scopo, la metodica di allenamento non poteva certo ammettere sprechi di energia per cose che non fossero realmente applicative e che l'evolversi degli scontri rappresentava di volta in volta un motivo di verifica e di miglioramento delle capacità di difesa personale. Imparare dagli sbagli quando gli sbagli significavano morte o grave ferita non rappresentava certo uno scopo ludico o prettamente agonistico ma anzi, era l'unica alternativa attuabile. Ecco perchè negli anni le Arti marziali si affinarono precocemente e si perfezionarono sempre più divenendo armi micidiali ed invisibili.
Monaci guerrieri, Samurai, soldati mercenari, Ninja, Shogun utilizzavano le arti marziali per sopravvivere e spesso, purtroppo, per uccidere.

Oggi, l'uso delle armi bianche e del combattimento a mani nude è piuttosto limitato e limitante ma senza dubbio non tralasciato da corpi speciali, Teste di cuoio, GIS, NOCS, ATPI, SWAT, GSG-9 solo per fare un esempio. Questi Corpi speciali si addestrano nel combattimento corpo a corpo con elaborati di tecniche marziali estremamente applicative e non particolarmente complesse ma che prevedano risoluzioni da probabili situazioni di pericolo o di intervento. Allenamenti tipici degli sport da Ring sono assolutamente inutili e non vengono presi in considerazione anche per i motivi che descriveremo nel paragrafo successivo.

In un qualsiasi scontro reale tra due o più persone si possono facilmente individuare delle "fasi", ovvero dei momenti diversi che dipendono dal tipo di situazione e da come essa si evolve. Per ogni fase esiste una precisa metodica di difesa personale e non potendo prevedere quale di queste fasi sarà quella che si manifesterà, dobbiamo essere preparati per ogni evenienza e di conseguenza il training di difesa personale dovrà prevedere allenamenti specifici per ognuna di queste situazioni.
Analizzando moltissimi filmati di scontri tra persone sono facilmente individuabili 4 fasi principali:

Ancora non c'è stato nessun contatto fisico ma si sta creando una situazione di potenziale pericolo (insulti verbali, minacce dirette, minacce a terzi ecc ecc).
In questa fase è ancora possibile decidere se affrontare lo scontro diretto, cercare di evitarlo con dei diversivi e/o fuggire. Queste scelte non sempre sono libere ma talvolta sono imposte dalla situazione stessa. Se, ad esempio, ci troviamo in uno spazio senza vie di fuga dobbiamo per forza prepararsi allo scontro. In linea di massima, di fronte ad un pericolo serio e diretto, quando è possibile, è sempre meglio evitare perchè l'avversario non si conosce mai fino in fondo e anche se l'aspetto ci dovesse portare a credere di essere superiori non possiamo mai sapere se e che tipo di armi possa disporre.

Inoltre dobbiamo seriamente pensare alle conseguenze legali. Non sempre è possibile provare chi realmente ha originato lo scontro ed è facile trovarsi nella beffarda situazione di essere denunciati dallo stesso aggressore e magari essere processati per eccesso di difesa. Quindi, se possibile, evitare di fare gli eroi lasciando questo ruolo agli attori cinematografici.

In questa fase occorre gran lucidità e una buona prestanza fisica nell'eventualità di dover fuggire via. Per fuggire non occorre certo una preparazione marziale specifica, anzi, un buon giocatore di basket forse sarebbe anche avvantaggiato, solo per fare un esempio banale.
Per lucidità invece si intende la capacità di prendere la decisione migliore in un tempo minimo cercando al massimo di contenere quelle che risulterebbero essere decisioni dettate dall'istinto e dalla scarica di adrenalina.
Per questo apetto occore un grande lavoro sul proprio carattere e una buona preparazione psicologica, aspetto molto curato nelle arti tradizionali.

Questa è la fase più breve ovvero la fase nella quale parte il primo colpo o la prima sequenza di colpi. In questo momento avviene un brevissimo scambio di calci o pugni nella quale entrambi i soggetti sono in piedi e hanno la possibilità di tornare nella fase 1 e il rischio più probabile di passare immediatamente alla fase 3 che analizzeremo successivamente.

Come noterete queste prime due fasi, la prima spesso più duratura mentre la seconda brevissima, sono molto simili ad un combattimento da ring. Distanza, sequenza di scambi, distanza e di nuovo sequenza di scambi.
Tutti gli sport da combattimento, ad esclusione di alcuni giudicati estremi, concentrano esclusivamente l'allenamento su queste prime due fasi due fasi che statisticamente rappresentano solo la scintilla che scaturisce la vera e propria colluttazione.
E' perfettamente inutile da un punto di vista realistico e non sportivo, allenare la resistenza in termini di fiato per durare molto tempo in queste due fasi proprio perchè nella realtà la durata media non supera i 5/7 secondi.
E' anche molto improbabile sperare nella risoluzione stessa del contrasto con un solo pugno o calcio da ko ma questa rappresenta l'unica shance applicativa di una preparazione al combattimento con approccio sportivo/agonistico e non marziale.
Tutte le Arti Marziali e tutti gli sport da combattimento prevedono e studiano gli atteggiamenti tecnici e psicologici di queste prime due fasi mentre il cerchio si restringe moltissimo nelle fasi successive che per assurdo sono le più pericolose e probabili in casi reali.

Rissa Autodifesa

E' una fase difficilmente evitabile, basta documentarsi un po' guardando qualche filmato di qualche situazione reale.
Dopo un breve fase di scambi, calci o pugni, si tende ad avvinghiarsi bloccandosi, tirandosi e strattonandosi cercando di immobilizzare o di mettere a terra l'avversario. La lotta in piedi è un connubio di leve, bloccaggi, sbilanciamenti e colpi da brevissima distanza. In questa fase i due avversari sono attaccati e bloccati l'uno all'altro e da questa situazione esistono pochissime possibilità di sferrare colpi da ko e di utilizzare calci particolarmente potenti.
Lo stretto contatto rende necessario l'uso di tecniche di ginocchio, gomito, pressione su punti dolorosi e/o molli, proiezioni, leve e bloccaggi.
In questa fase è avvantaggiato chi pratica uno sport o un tipo di arte marziale che preveda la lotta in piedi a corta distanza e che abbia nel programma l'allenamento delle tecniche menzionate sopra.
Sono pochissimi gli sport da combattimento che prevedono questo tipo di situazione (free fight, Valetudo), altri Sport, tra i pochi il Sanda, studiano ad esempio alcune proiezioni classiche del Kung fu Tradizionale che, fatte sul ring, determinano uno stop dell'incontro ma nella realtà, non essendoci l'arbitro che fischia, se non si sa come proseguire a terra, sono fini a se stesse.

Molte Arti Marziali, se praticate in modo serio, garantiscono numerose tecniche in situazioni di questo tipo; ad esempio la Thai Boxe prevede gomitate e ginocchiate a strettissimo contatto, il Kung fu ha 1000 anni di tradizione di leve, controleve, immobilizzazioni e proiezioni inoltre, come non citare il Jujitsu, il Brasilian Jujitsu ed infine il più popolare Judo per lo studio affinato della meccanica della lotta.

Fase 4 - La lotta a terra

Quando si passa dalla fase 3 è quasi impossibile evitare di finire a terra a causa dell' aggrappamento reciproco. Ci si finisce a causa di strattoni, spinte o proiezioni e quando siamo a terra, se non si reagisce in fretta, la situazione si fa ancora più pericolosa. In questa fase è inutile negare che emergono chiaramente le qualità delle Arti Marziali che da sempre basano unicamente o quasi i propri studi sulla lotta a terra; parliamo del Jujitsu, del Judo, del Brasilian Jujitsu tra le più famose.
Nel Kung fu ci sono numerosi stili che prevedono lo studio di questo tipo di tecniche ed essenzialmente si possono riassumere nel termine Di Tang Quan o Di Gong Quan (WG: Ti Kung Ch'uan), ovvero "Stili delle abilità a terra".
In questi stili si imparano le cadute e le tecniche di combatimento e di controllo dell'avversario al suolo.

 

IL PROBLEMA DEL REALISMO NELL'ALLENAMENTO DELLE ARTI MARZIALI


Le Arti marziali tradizionali sono strumenti di autodifesa molto efficaci ma nello stesso tempo sono ottimi metodi di ginnastica che generano benessere.
Questo ha fatto si che ultimamente molti insegnino queste arti solo a livello di ginnastica, perdendo nel tempo le reali applicazioni delle tecniche e riducendo le "forme" a semplici gesti ginnici da ripetere senza capirne il reale senso.

Questo vale per tutte le Arti Marziali a 360° con particolare rilevanza per quelle cosiddette interne o NeiJia come ad esempio il Taijiquan piuttosto che il derivato Giapponese Ai Ki Do ma il problema si estende anche a molte scuole che praticano stili duri, dove questa "finction" dovrebbe essere ancor meno tollerata.

E' in primis un problema di competenza e di referenza di chi insegna e soprattutto una conseguenza del marketing, nel senso che per avere più allievi possibile si cerca di non spaventarli troppo.

Se non si è disposti a sudare, farsi qualche livido, qualche sbucciatura e qualche piccola contusione qua e la, non si può pretendere di trovarsi preparati un giorno in caso di reale necessità.
Un famoso detto cinese dice: "カ悝祥ネ珨艘, カ艘祥ネ珨褶 " (PY: Qian xue bu ru yi kan, qian kan bu ru yi lian), che significa "Mille studi non sono come uno sguardo, mille sguardi non sono come un allenamento".

Questo è un dato di fatto. A volte si assiste a delle dimostrazioni delle più disparate arti marziali che ci "raccontano" delle tecniche inverosimili anche all'occhio di un principiante. Spesso tra allievo ed insegnante si genera una specie di suggestione o sudditanza psicologica che porta l'allievo stesso a non essere obbiettivo nei confronti di tecniche totalmente inefficaci o fantascentifiche.

Questo non è assolutamente costruttivo e trasforma l'Arte di Guerra (Wushu) in un semplice esercizio di ginnastica e porta inevitabilmente alla conseguente pertita nel tempo delle reali radici dell'arte stessa.

Facendo una banalissima ricerca su internet sul termine Taijiquan ad esempio, escludendo pochissime Scuole serie e siti enciclopedici molto ben curati, per il resto assistiamo ad un groviglio di disinformazione preoccupante e di marketing spietato che ricorda la Vanna Marchi nei tempi migliori.

Praticanti e talvolta, ancor peggio, insegnanti, trascurano anche il solo fatto che il Taijiquan sia uno stile di Kung fu tradizionale oltre al fatto che quei movimenti che fanno sono in realtà vere e proprie tecniche di difesa...

Di Giacomo Lucarini - Kuoshu.net


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