Kung fu shaolin tradizionale scuola Chang dsu yao


KUNG FU TRADIZIONALE - UN ARTE IN VIA D'ESTINZIONE

di Giacomo Lucarini per Kuoshu.net

Tradizionale o Moderno? Arte o Sport?


Quando si parla di Kung fu o Wushu, prima di tutto, è indispensabile chiarire un aspetto essenziale che ancora oggi in Italia è trascurato e confuso, vale a dire la differenza tra Kung fu o Wushu tradizionale e Kung fu o Wushu moderno o sportivo.

Significati ed origini del termine Kung fu non sono trattati in questo articolo, ma chi fosse interessato può consultare la pagina http://www.kuoshu.net/kungfu.php.

Per Kung fu tradizionale si intende, per convenzione ormai diffusa, l'insieme di tutte le Arti Marziali di origine cinese praticate e tramandate nel rispetto della metodica e dei principi di allenamento psicofisico messi a punto dai grandi Maestri che ne hanno dato origine in epoche piuttosto remote.

Per Kung fu moderno o sportivo si intendono invece tutta una serie di Sport da combattimento e forme di stili (Taolu) derivati dall'estrazione parziale di tecniche ed allenamenti di Kung fu nati in epoca molto recente, che hanno come unica finalità la competizione agonistica. Nelle forme (Taolu) moderne, per esempio, si esaltano le tecniche in modo da renderle più acrobatiche, più teatrali e quindi più "sportive" senza curare la parte applicativa sia in termini di difesa che di benessere personale e quindi "Marziale".

E' bene chiarire una volta per tutte che non esistono sport da combattimento definibili 'Arte Marziale' nonostante purtroppo molti utilizzino questa definizione per darsi un tono diverso o un grado di elevazione tecnica più alto rispetto ad altri, come non esistono Maestri che condividono il modo tutto occidentale di estrarre concentrati di Kung fu per ottenere risultati veloci e semplici per scopi riduttivi come quelli dettati dalle regole delle gare. La "Via" della pratica tradizionale del Kung fu è complessa, prevede un inizio e non prevede una fine. Non ha per scopo la competizione se non quella nei confronti dei propri limiti che dovranno essere superati di volta in volta, e non ha per obiettivo il raggiungimento di un grado. Secondo un detto cinese "raggiungere la vetta di una montagna serve solo per vedere quanto alta sia la vetta della montagna successiva". Niente di più appropriato per il Kung fu! A questo compromesso molti occidentali si arrendono e rinunciano, talvolta abbandonando, talvolta cercando vie più facili, più veloci e meno accurate. Fin qui non ci sarebbe nulla di male; è un po' come preferire la danza moderna a quella classica, ma il problema è chi, scegliendo di praticare attività differenti, ancora continua a nascondersi sotto il marchio "D.O.C." di Kung fu e/o di Arte Marziale, citando in modo poco rispettoso Maestri che tutto hanno fatto tranne dare calci e pugni su un ring. Questa non è assolutamente un'accusa a chi pratica uno sport da combattimento, ma un esigenza di chiarezza in questa gran confusione tutta occidentale.

 

Cercasi Kung fu tradizionale


I Maestri cinesi che attualmente insegnano Kung fu tradizionale sono ben pochi e, purtroppo, il cambio generazionale Cinese non li sostiene granché. Il kung fu tradizionale sta scomparendo e scomparirà del tutto se questi pochi Maestri non riusciranno a formare allievi in grado di portare sulle spalle un bagaglio di 1000 anni di storia. Ai Cinesi il Kung fu Tradizionale forse non interessa più, comunque è certo che esso interessa molto meno.
Mentre mi trovavo a Taiwan mi sono reso conto tristemente che il mio Kung fu interessava solo agli "Anziani". I più giovani lo definivano "roba da vecchi" e gli preferivano il Baseball! Capisco che non si può imporre niente e che i ragazzi cinesi sono liberi di fare le loro scelte come tutti gli altri, ma lo scotto da pagare è la perdita di una loro fetta di storia, di cultura e di tradizione, non di un semplice sport. Non credo che questo si debba permettere.

Quindici anni fa il mio sogno era il Monastero Shaolin, oggi questi monaci che pensavo irraggiungibili me li trovo ovunque: in tv, nelle pubblicità, al teatro. Tutti dicono di essere quelli originali, gli altri le copie. Tutti dicono di essere i primi in Italia. Tempo fa, con uno di loro accennai il fatto che l'anno prima il rispettabilissimo abate del tempio "Shi Hengjun" era venuto a Prato e aveva fatto una stage di Kung fu, e anche che diversi anni prima erano venuti dei monaci in una tournee teatrale. Lui mi rispose che era impossibile e che loro erano i primi ed originali, allungandomi un biglietto da visita con riportato un numero di cellulare da buon manager e il contatto di un' agenzia nel caso fossi interessato ad aprire un "Monastero Shaolin in Italia". Oggi, nel tempio Shaolin ricostruito di recente, hanno montato un palcoscenico con le luci come nei concerti, e tutte le sere "si va in scena" con lo spettacolo turistico. Probabilmente tutto molto bello e sicuramente una bella esperienza che non mi negherò una volta che sarò da quelle parti, ma la domanda rimane: dov'è il kung fu tradizionale??? Che fine hanno fatto i Maestri degli stili tradizionali di Shaolin (Meihua, baji, tanglang, solo per citarne alcuni).

Il compianto Maestro Chang Dsu Yao diceva ai propri allievi Italiani che il suo sogno un giorno sarebbe stato quello di portarli in Cina per mostrare ai Cinesi quel Kung fu che pian piano rischiavano di dimenticare, quello tradizionale. Ciò non significa che tutti i Maestri tradizionali cinesi siano già scomparsi,infatti queste persone hanno spesso il pregio di sapersi tenere al riparo da media e business, e certamente si tengono lontani da tutte le istituzioni turistico-commerciali che purtroppo mutilano il Kung fu delle sue più profonde radici. E' la scelta fatta anche da alcuni famosi Maestri cinesi che insegnano attualmente in Italia, tra i quali citiamo volentieri i figli del Maestro Chang Dsu Yao, (Chang Wei Shin e Chang Yu Shin), il Maestro Wu Zuyao ed altri che come loro rifuggono pubblicità e futili chiacchere inutili ai fini dello studio dell'arte per dedicarsi esclusivamente ai propri allievi con estrema umiltà e dedizione. Queste doti non sono purtroppo molto comuni nei maestri Italiani che talvolta considerano l’insegnamento fonte di business piuttosto che dedizione verso un arte così pregiata.

 

Kung fu tradizionale - Il contesto Italiano


In Italia si comincia a parlare di Kung fu tradizionale e a praticarlo verso la metà degli anni '70, con l'arrivo dei primi Maestri orientali.

I pionieri del Kung fu tradizionale Italiano sono stati senza ombra di dubbio il Maestro Cinese Chang Dsu Yao, arrivato in Italia nel 1974 e, l'anno successivo, il Maestro Coreano Shin Dae Woung ,appartenenti rispettivamente a scuole piuttosto diverse tra loro. I nomi di questi due importanti Maestri pullulano nei curriculum della maggior parte degli attuali insegnanti di Kung fu Italiani, allievi diretti, allievi dei loro figli, allievi di allievi e a volte anche qualcuno che con il Maestro al massimo ha fatto solo una foto insieme.

Successivamente altri famosi Maestri di Kung fu tradizionale sono arrivati in Italia, citiamo per esempio il Maestro Wu Zuyao, arrivato nel 1993, ed altri non meno importanti che hanno avviato scuole molto serie.

"Gli stili di Kung fu sono tanti quante sono le stelle in cielo", recita un detto cinese che, riportato all' Italia, potrebbe suonare così: "Le Federazioni di Kung fu Italiane sono tante quante sono le stelle in cielo". Al di là delle battute, il problema è rilevante.
Benché i ceppi di origine delle scuole Italiane non siano molti (Scuola Chang, Scuola Wu, Scuola Shin Dae Woung, ecc), le Federazioni sono un numero imprecisabile. Non mi soffermo nel cercare quali siano le motivazioni che spingono gli allievi diretti a creare delle proprie federazioni, nè mi permetto di valutare se questo sia o meno giusto, ma il problema è che in un' italia Judo-centrica e comunque Nippo-centrica, il Kung fu sembra non esistere proprio. In Italia le federazioni importanti da un punto di vista mediatico e, probabilmente, economico sono quelle legate alle arti Giapponesi figlie del Kung fu ma ben più radicate nel tempo e nella politica sportiva italiana.
Forse se ci fosse una mentalità più aperta capace di creare una federazione che desse garanzia del Kung fu tradizionale, a prescindere dalla scuola e dallo stile, la visibilità e il prestigio aumenterebbero e di conseguenza, grazie ad uno scambio più agevolato di informazioni ed esperienze, anche il livello tecnico medio non potrebbe che beneficiarne.
Questo è il motivo per cui le associazioni sportive, come ad esempio ADO UISP, non toccano l'argomento Kung fu e se lo fanno, lo fanno in modo improprio. Troppi stili, troppe persone che dicono cose diverse, poca chiarezza e nessun massimo comune denominatore che possa garantire uno standard didattico. Solo nel Taiji Quan sembra che si stiano facendo dei passi avanti nella promozione e divulgazione, come se il Taiji quan non fosse uno stile di Kung fu ma una disciplina a se stante, talvolta vista troppo come semplice ginnastica e poco come Arte Marziale.

 

Zuccherini per gli occidentali


"Che cintura sei?" è la prima domanda che viene posta al praticante di arti marziali per capirne il livello. Si ottiene spesso, in risposta, un colore o un numero che dovrebbero indicare l'esperienza e la capacità nell'arte praticata.
I gradi, gli esami e le cinture originariamente non esistevano e tutt'ora, in Cina, se dite di essere cintura nera di una qualunque arte marziale sorridono ironicamente.
Forse la domanda migliore da fare ad un praticante di arti marziali dovrebbe essere: "Da quanto pratichi ,e quanto pratichi?"; così' si avrà un' idea più precisa dell'esperienza acquisita da quest'ultimo. Se poi si vuol essere certi della qualità del kung fu praticato, sono molto importanti le referenze sul Maestro e quindi sulla Scuola.

Non esistendo una vera e propria linea didattica standard per il Kung fu, vista l'innumerevole quantità di stili e scuole nei quali si suddivide, è difficile verificare la genuinità e la competenza di chi lo insegna. Oggi, grazie alla mole di informazioni disponibili in rete, l'allievo interessato, ha la possibilità di informarsi e di crearsi una propria idea. Negli anni '70 e '80, i maestri potevano raccontare qualunque cosa ai propri allievi, oggi questo, fortunatamente, non accade più o comunque accade meno.
E' giusto che il praticante seriamente motivato si ponga, anche se non da subito, domande sullo stile o sugli stili che pratica, sulle origini della propria Scuola, la formazione degli insegnanti e sulla consistenza del “know how” didattico a disposizione.

Gli occidentali hanno il bisogno fisiologico del confronto con gli altri e necessitano di un obiettivo da raggiungere per non perder di vista il fine del loro percorso e di un qualcosa che attesti il proprio livello nei confronti degli altri. Un approccio un po' militare che rischia di portare, in alcuni casi, ad una gerarchizzazione dei gruppi di studio e ad una metodica di allenamento a compartimenti stagni, per cui l'allievo di grado più alto tende a non considerare i colleghi di grado più basso come validi compagni di allenamento e gli insegnanti, pur di mantenere il giusto distacco dagli allievi, limitano l'insegnamento o lo sottopongono a revisioni di tipo più commerciale che tecnico.

Cinture ,gradi ed esami li abbiamo ereditati in occidente in epoche recenti dai Giapponesi, che in molti paesi hanno preceduto i Cinesi nell'esportazione delle arti marziali orientali. Molti cominciano a praticare le arti marziali con l'obiettivo principe di raggiungere la cintura nera, magari più velocemente possibile, alcuni, ancora peggio, smettono poco dopo la conquista del bramato riconoscimento.
In realtà il tempo che occorre normalmente per raggiungere la "cintura nera" è appena sufficiente all'acquisizione dei movimenti fondamentali di uno stile e alla forgiatura della giusta struttura fisica per poi cominciare ad approfondirne veramente lo studio.

Le arti marziali appartenenti al Kung fu Tradizionale sono tra quelle che hanno programmi di studio più completi e densi, per questo non è corretto pensare al raggiungimento di un traguardo mentre è importantissimo il cammino verso un miglioramento continuo.

Nei films cinesi della Kung fu Comedy spesso prendono simpaticamente in giro questo aspetto dei gradi e dei livelli con frasi del tipo: "Il mio Kung fu è migliore del tuo!" Il Kung fu è un’arte meravigliosa; non lasciamola estinguere!

 

COLLEGAMENTI:

IL KUNG FU

GLI STILI

LO STILE SHAOLIN

LO STILE MEI HUA QUAN

MEI HUA QUAN E CHANG DSU YAO

PARLARE DI KUNG FU

L'INSULTO DI PAN SHENTAO

BIOGRAFIA M° CHANG DSU YAO (WIKIPEDIA)

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Ultima revisione di questa pagina: 26.06.2008 01:08

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