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Dalla volonta' al ricentraggio per la crescita personale
dott. daniele trevisani

Contributo del dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), Maestro di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA, Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, consulente NATO e dell’Esercito Italiano, Master of Arts in Mass Communication, University of Florida. Insignito dal governo USA del premio Fulbright per i propri studi sulla comunicazione e potenziale umano. Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano, nella formazione di istruttori e trainer per le discipline marziali e di combattimento.

© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2


Il concetto del ricentraggio è stato analizzato in campo aziendale nel metodo ALM (Action Line Management), concentrato sulla ricerca di un senso di missione profondo in azienda, e di una strategia adeguata a concretizzarlo(1). Lo stesso concetto vale in ambito di coaching personale, formazione, leadership, direzione nei team.
E lo stesso vale per un atleta, un agonista, un insegnante, un Maestro.

  • Ricentrarsi significa chiedersi se siamo sulla via giusta.
  • Ricentrarsi significa chiedersi se stiamo dedicando il tempo alle cose giuste.
  • Ricentrarsi significa chiedersi se stiamo frequentando le persone giuste.
  • Ricentrarsi significa chiedersi se non stiamo facendo qualcosa che dovremmo invece fare.
  • Ricentrarsi è chiedersi se stiamo dando un senso alle cose, se siamo abbagliati da qualche faro sbagliato, se abbiamo dei valori che ci guidano.
  • Ricentrarsi è chiedersi: cosa farebbe un Saggio nella mia situazione?
  • Ricentrarsi è guardare avanti e costruire progetti che portino verso una direzione di positività, non importa nemmeno se li raggiungeremo davvero
  • Ricentrarsi è andare verso il bene.
  • Ricentrarsi è prendersi cura di sé in un modo diverso e più profondo di quanto abbiamo fatto sinora
  • Ricentrarsi è servire una causa e chiedersi quale sia questa causa così nobile da meritarla. A volte è dietro l’angolo.
  • Ricentrarsi è ciò che accade quando la volontà si fa più limpida e si traduce in piani d’azione concreti.

Ricentrarsi è una pratica che ciascuno di noi, ogni tanto, dovrebbe fare.

Occorre supporto sia alle persone che ai team, concetti che aiutino a “ricentrarsi” e andare avanti con uno spirito nuovo, supporti che non siano solo d’emergenza, o “pacche sulle spalle”, ma modelli di formazione e coaching strutturali, su basi scientifiche, con variabili ben inquadrate.
Per ogni ora passata a lamentarsi (spesso giustamente) su cosa non va, occorrerebbe un’ora di propositività, passata a cercare strade, ricentrarsi, progettare idee su come e cosa fare, ideare ipotesi o soluzioni, cercare strade, andare oltre.
Ricentrarsi non significa tornare agli status preesistenti ma trovare una nuova centratura o equilibrio entro nuovi principi cardine, più efficaci.

Il ruolo vero del supporto attivo consiste nell’accogliere stati di disagio oppure obiettivi sfidanti, e trasformarli in piani d’azione concreti, pratici, ancorati a principi validi e solidi, che fanno da perno per leoperazioni di ricentraggio e di crescita personale o aziendale.
Occorre dare supporto serio ai risultati personali, dei team, delle organizzazioni, di chi agisce sotto pressione, su sfide difficili, e opera in ambiti estremi, competitivi, o agonistici, e soprattutto per chi si impegna per una causa nobile, qualsiasi essa sia.

Le energie mentali, tema centrale di questo lavoro, sono collegate al sapere di agire per una causa giusta. Chi di noi veda, in strada, un tentativo di rapire un bambino indifeso, troverebbe energie per difenderlo che nemmeno sospetta di avere. Per quella causa vale anche la pena morire, le energie saranno enormi.

Quando invece si deve lavorare per persone che si disprezzano nel profondo, o per aziende che non si amano, o in team spenti, o per progetti in cui non si crede, persino alzarsi dal letto diventa difficile.
Il modello HPM è sviluppato per dare concretezza, scientificità ed efficacia alle azioni di formazione e coaching avanzate, o come qui definite, analitiche, riguardanti l’una o l’altra sfera di intervento (performance o potenziale).

Tocca quindi la crescita personale, i team, l’azienda, lo sport, le imprese umane. Le applicazioni sono trasversali: ovunque esista voglia e bisogno di crescere, andare verso risultati e nuove sfide, e non fermarsi, di onorare la sfida umana della ricerca, e una causa giusta, di qualsiasi natura essa sia.
Il metodo ha al centro del proprio progetto la persona, la creatura vivente, l’essere umano con il suo enorme spazio e orizzonte di possibilità da scoprire, base fondamentale e imprescindibile da cui partire.

Il metodo HPM vuole anche porsi in antitesi (1) alla visione delle “sette dello sviluppo personale”, la cui letteratura rifiuta la validazione scientifica, e (2) ai guru del management e del coaching motivazionale, autoproclamati (soprattutto americani), che trattano questi temi superficialmente, in un supermercato delle banalità pieno di bugie, arroganza, un crescendo di frasi fatte, di supponenza, promesse di potenza e ricchezza rapida che fanno presa sui deboli, senza etica, senza un minimo di verificabilità scientifica.

Per questo motivo i passaggi fondamentali del sistema HPM sono formulati tramite principi, ipotesi di lavoro, ciascuno dei quali contiene affermazioni che possono essere sottoposte a verifica (hypothesis testing) da parte della comunità scientifica. Ma, soprattutto, sono costantemente confrontate con l’applicazione ed esperienza pratica, e questo aiuta. La verificabilità dovrebbe essere un obiettivo per ogni scuola di pensiero, ogni sistema o modello utilizzato nell’educazione o nella formazione deve essere trasparente, aperto, suscettibile di critiche, di discussione e di miglioramento, sforzandosi di realizzare una comunicazione pulita e “rendicontabile”.

La verità è quello che noi tutti cerchiamo.

Essere Maestri significa aiutare gli altri a scorgere alcune verità, aiutarli a ricentrarsi verso qualcosa e a non disperdersi nelle paludi della vita inutile. Riportare le persone verso un senso di progresso. Andare assieme verso qualcosa di nobile.


Questo è ricentrarsi.

1 - Per la versione aziendale del metodo ALM sono pubblicate sinora le seguenti opere:
Trevisani, D. (2000), Competitività aziendale, personale, organizzativa: strumenti di sviluppo e creazione del valore, FrancoAngeli, Milano.
Trevisani, D. (2001), Psicologia di marketing e comunicazione: pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management, FrancoAngeli, Milano.
Trevisani, D. (2003), Comportamento d’acquisto e comunicazione strategica: dall'analisi del Consumer Behavior alla progettazione comunicativa, FrancoAngeli, Milano.
Trevisani, D. (2005), Negoziazione Interculturale: comunicazione oltre le barriere culturali. FrancoAngeli, Milano.

www.danieletrevisani.com

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Ultima revisione di questa pagina: 24.07.2010 03:18