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LO
STILE
TAI JI QUAN (Tai Chi Ch'uan)
太极拳
"boxe della suprema polarità"

Tai Ji Quan letteralmente significa "Boxe (Quan) della suprema
(Tai) Polarità (Ji).
Questa denominazione indica che il Tai
Ji è un arte marziale basata sulle leggi che regolano
l'interazione e l'alternarsi di quelli che sono, secondo la filosofia
e il pensiero cinese, i due principi base (o poli) dell'universo: Yin,
il principio negativo, concetto di vuoto e Yang, il principio positivo, concetto di pieno.
Il Tai Ji Quan è senza ombra di dubbio il più importante
tra gli stili interni del Kung fu ed è molto di più di
una raffinata arte marziale di autodifesa i cui principi sono in perfetta
armonia con le leggi della natura: esso può venire infatti anche
praticato come una ginnastica morbida, dolce particolarmente indicata
per coadiuvare la salute psico-fisica dell'individuo che lo pratica
e come una forma di meditazione in movimento, tipica degli stili interni.
Nel Tai Ji prevalgono movimenti morbidi, sinuosi lenti e continui effettuati
con un'attenzione particolare alla respirazione e alla concentrazione
del Qi (energia).
Origini
del Tai Ji Quan tra storia e leggenda
Secondo
le tradizioni popolari il Tai Ji Quan fu elaborato la prima volta da un
famoso monaco taoista di nome Zhang San Feng (Chang San Feng) che visse ed insegnò
nell'altrettanto famoso monte Wu Dang nella provincia di Hu Pei.
Una
leggenda narra che Zhang San Feng, già esperto di arti marziali,
un giorno ebbe modo di assistere ad un combattimento fra un a gru ed
un serpente. Quest'ultimo si sottraeva a colpi di becco dell'uccello
con movimenti morbidi, sinuosi, lenti e continui, ma poi contrattaccava
con fulminea rapidità.
Un'altra leggenda narra invece che lo stesso Zhang San Feng avrebbe
invece imparato il Tai Ji durante un sogno.
Spesso agli albori di un arte marziale, i praticanti tendevano a nobilitare
le loro arti attribuendone le origini a famosi monaci come è
accaduto per lo Shaolin con il monaco Bodhidarma e quindi per il Tai
Ji con Zhang San Feng ma è molto difficile risalire alle reali
origini in quanto non abbiamo prove scritte quanto divulgate verbalmente
e quindi soggette a personalizzazioni e fantasie.
E' molto facile pensare
però che non esista mai un solo creatore di un arte ma più
creatori in tempi diversi.
Un altra ipotesi sull'origine del Tai Ji Quan vuole che questo stile, come altri stili interni, fosse una spece di escamotage ideato dai Maestri e Monaci di stili esterni, per allenarsi in segreto dovo il divieto di pratica da parte degli imperatori. Gli stili interni infatti hanno bisogno di poco spazio per l'allenamento essendo molto più meditativi e più basati sulla respirazione ed il Qi Gong e potevano tranquillamente essere scambiati per una semplice ginnastica. In realtà il Tai Ji Quan è una vera e propria arte marziale applicativa in combattimento oltre che un ottima ginnastica psico-fisica che produce benefici ultimamente riconosciuti anche dagli occidentali.

Il monaco Wang Sang Feng
il Tai Ji quan della scuola chang - lo stile yang - forma 108
Lo
stile "Yang Bei" è composto da 108 tecniche e viene
Jiamato anche "Da Jia" (grande intelaiatura), spesso in Italiano si trova sotto il nome di Forma delle 108 posizioni o tecniche.
Il Maestro fondatore fu Yang Lu Chan (扬露禅) (1799-1872) e lo stile si diffuse
in tutta la Cina tramite uno dei suoi tre figli: Yang Chen Fu (杨澄甫) (1883-1936).
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M° Yang Lu Chan |
M° Yang Chen Fu |
Questo stile di Tai Ji Quan arrivò in Italia grazie al Maestro Chang
Dsu Yao negli anni Settanta.
Egli apprese questo stile dal famoso Maestro Zhèng Mànqīng (Cheng Man Ch'in) (1901-1975) allievo diretto del Maestro Yang Chen Fu sopra citato.
Esso è caratterizzato da posizioni
basse, ampie e lunghe e da una tecnica morbida, fluida e continua, che
nell'applicazione diventa estremamente veloce, rapida e piena di vigore.
L’insegnamento
di Wang Zong Yue
Un antico maestro ci spiega cosa è il Tai Ji Quan
I
principi classici del Tai Ji Quan sono raccolti
in alcuni brevi scritti che sono stati tramandati di generazione in
generazione e che vengono definiti i “Trattati Classici”.
Il primo di questi scritti viene tradizionalmente attribuito a Zhang
San Feng, il mitico creatore del Tai Ji Quan,
il secondo è sicuramente opera di Wang Zong Yue, il
famoso maestro vissuto nel 1700 ed il terzo è stato
redatto oltre cento anni or sono dal maestro Wu Yù Xiang.
Dalla lettura dei Trattati Classici risulta evidente che il Tai Ji Quan era soprattutto un’arte marziale e non
solo una forma di ginnastica salutare o meditativa come oggi molti pensano.
Le frasi contenute nei Trattati Classici sono brevi e dense di significati.
Per la loro reale comprensione è indispensabile sia l’insegnamento
di un vero Maestro che aver praticato il Tai Ji Quan
per lunghi anni. Riportiamo qui di seguito la traduzione del trattato
attribuito a Wang Tsung Yùeh. Fra parentesi abbiamo aggiunto
alcuni brevi spiegazioni.
IL
TRATTATO DI WANG ZONG YUE
(cenni sulla teoria Ying e Yang)
Il Tai Ji Quan (la suprema polarità) deriva
dal Wu Ji (l’assenza di polarità) ed è la madre
di Yin e Yang.
Nel movimento Yin e Yang si separano, nella quiete si uniscono.
Bisogna
evitare il troppo o il troppo poco (ossia ogni eccesso è da bandire:
posizioni troppo basse o troppo alte,ecc.).
Cedi se l’avversario si allunga, allungati se l’avversario
cede.
Vincere La durezza con la morbidezza viene Jiamato “cedere”
(Zou), seguire l’avversario mantenendo una posizione favorevole
viene invece definito “aderire” (Nian).
Se il mio avversario è veloce io sono veloce, se è lento
io sono lento. In una miriade di situazioni diverse il principio è
lo stesso.
Dopo aver imparato le tecniche potrete arrivare alla comprensione dell’energia
(Dong Jin).
Ma solo una pratica lunga e continua conduce a questa “illuminazione”.
Siate vuoti (il vuoto mentale è di grande importanza in tutte
la arti marziali), agili, mantenete l’energia alla sommità
del capo (questo significa che dobbiamo essere mentalmente concentrati)
e immergete il Qi nel Dan Tian (dobbiamo cioè
adottare una respirazione di tipo diaframmatica, addominale).
Il corpo deve essere diritto e non pendere da una parte o dall’altra.
Sparite all’improvviso (se l’avversario vi attacca) e apparite
all’improvviso (quando volete attaccare). Se l’avversario
preme a sinistra “vuotate” la vostra parte sinistra, se
preme a destra “vuotate” la destra (non dobbiamo cioè
opporre forza alla forza).
Se l’avversario attacca forte io (tramite la morbidezza) divento
ancora più forte, se l’avversario è morbido io divento
ancora più morbido (osserviamo che la traduzione di questo passo
è piuttosto controversa; infatti la parola Yang che è
usata nel testo può significare sia alto che forte, la parola
Fu vuol dire sia basso che morbido. Per questo motivo il passo è
spesso tradotto erroneamente, nel seguente modo: “se l’avversario
attacca verso l’alto io divento più alto, se l’avversario
attacca verso il basso io divento più basso”).
Quando si avanza, la distanza è lunga, quando si indietreggia
è invece corta. Questa frase può essere interpretata in
due modi, il primo dei quali è:
quando avanzo mi allungo al massimo
per rubare la distanza all’avversario, quando indietreggio non
mi allontano troppo per sJivare e contemporaneamente aderire all’avversario.
La seconda interpretazione è la seguente: quando l’avversario
avanza contro di me , la distanza gli sembra lunghissima, mentre quando
sono io lo incalzo egli non riesce ad andare sufficientemente indietro.
Né una piuma, né una mosca possono posarsi sul mio corpo
(senza che il loro peso venga percepito e provoJi uno spostamento).
L’avversario non mi comprende, ma io lo comprendo. Chi arriva
a questo livello è un combattente senza pari.
Esistono molti stili di arti marziali, ma per quanto le tecniche possono
essere diverse il principio base è quello di essere più
forti e più veloci dell’avversario. Ciò si può
tuttavia ottenere grazie a capacità fisiche innate e non necessariamente
solo con la pratica e l’esperienza.
Il detto “pochi grammi deviano una forza di centinaia di chili” indica che si può vincere senza utilizzare forza muscolare. E
quando vediamo un vecchio che si difende con successo contro numerosi
assalitori ci rendiamo conto che la sola velocità non è
un elemento determinante.
La vostra posizione sia equilibrata come il piatto di una bilancia,
nei movimenti siate mobili come una ruota. Si può essere fluidi
solo tenendo il peso prevalentemente su una gamba; se invece il peso
è ripartito in parti uguali su entrambe le gambe si è
troppo statici.
Sono numerosi coloro che dopo molti anni di studio continuano
ad essere battuti.
Ciò avviene a causa dell’errore del
“doppio peso”.
Per eliminare questo errore bisogna conoscere Yin e Yang.
“Aderire” (all’avversario) non è che cedere
(alla sua spinta).
Analogamente “cedere” significa “aderire”
(nel Tai Ji Quan è essenziale non resistere
alla pressione dell’avversario, ma nello stesso tempo bisogna
rimanere costantemente vicino a lui).
Yin non si può separare da Yang e così Yang non si può
staccare da Yin.
Se sarete consci della natura complementare di Yin
e Yang potrete arrivare alla comprensione della forza interna (Dong
Jin).
Dopo aver raggiunto questo traguardo più praticherete
più diventerete abili.
Se studierete in silenzio e pondererete
con attenzione otterrete ciò che il vostro cuore desidera.
La cosa fondamentale è “dimenticare” se stessi e
“seguire” l’avversario (non bisogna cioè voler
imporre la propria azione, ma adattarsi a quella dell’avversario
in accordo con il principio taoista del Wu Wei, ossia del “non
agire”).
Molto non si comportano in questo modo e pensano che ciò che
fanno non sia molto lontano dalla corretta via. Invece essi ne sono
lontanissimi.
Chi pratica deve pensare bene a tutto questo e bilanciarlo bene nella
propria mente.
TABELLA
CORRISPONDENZE DI ESEMPIO FRA YIN E YANG
YIN |
YANG |
NEGATIVO |
POSITIVO |
FEMMINILE |
MASJiLE |
TERRA |
CIELO |
OSCURITA' |
LUCE |
NOTTE |
GIORNO |
LUNA |
SOLE |
BASSO |
ALTO |
DIETRO |
AVANTI |
INTERNO |
ESTERNO |
INVISIBILE |
VISIBILE |
MORBIDO |
DURO |
FREDDO |
CALDO |
QUIETE |
MOVIMENTO |
VUOTO |
PIENO |
PESANTE |
LEGGERO |

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