Kung fu shaolin tradizionale scuola Chang dsu yao


wudang quan

武当拳
gLI STILI DEL WUDANG SHAN

di francesco parretti per Kuoshu.net

Tra le montagne sacre Wudang (武当山, Wǔdāng Shān) si è sviluppato uno stile di kung fu morbido ed elegante, reso armonioso dai concetti filosofici taoisti, il pugilato Wudang (武當拳, Wudang quan). Situate nella provincia dello Hubei sul corso medio dello Yangtse (fiume azzurro) sono mete di pellegrinaggio per i fedeli del Dao sin dalla dinastia Tang (600 ca).
I numerosi templi nati fra le più desolate zone di questa regione sono famosi per la vastissima cultura che offrono nella medicina tradizionale, nello sviluppo dell’alchimia, della meditazione e delle Arti Marziali.
Il nome Wudang , precedentemente anteposto da Taiheshan (montagne della grande pace) è stato dato per onorare Zhen Wu, un eremita che secondo le leggende taoiste si trasformò nel Dio del Nord e raggiunse l’immortalità. Il picco più alto di queste montagne è il Tianzhu o meglio conosciuto come “la colonna celeste” che dal 1994 è stato inserito nei beni patrimoniali mondiali dall’UNESCO.

Agli albori, questi monti erano rifugio per eremiti e saggi che cercavano una vita appartata e distante dalla civiltà, poi vennero edificati numerosi templi, padiglioni e statue che successivamente furono distrutti con l’invasione mongola, fu con la dinastia Ming che venne iniziata la completa ricostruzione del territorio facendo tornare Wudang al suo massimo splendore.
Purtroppo come accadde anche al tempio Shaolin molti monaci si dispersero a causa delle continue guerre che affliggevano portando via con loro gran parte della tradizione di quei luoghi. Le principali costruzioni edificate in quei luoghi sono sei: il palazzo d’oro (Jinding), il palazzo del paradiso viola (Zixiao), il tempio della grotta inferiore (Nanyan), il tempio del principe solitario (Taizipo), il tempio dei cinque draghi (Wulong), il tempio Yu Xu (Laoyin).

wudang shan

Il pugilato Wudang nasce come arte marziale morbida prettamente taoista che integra i profondi principi Yin e Yang, i cinque elementi (acqua,metallo,legno,fuoco,terra) della teoria dei mutamenti e la filosofia di Lao zi (老子) (Dàodéjīng 道德經). Le arti Wudang, in quanto interne, danno molto risalto alla meditazione e sono particolarmente famose per le tecniche di Qigong morbido.
La nascita di tale arte viene attribuita all’alchimista-medico Zhang Sanfeng, il quale secondo le antiche leggende ha vissuto per più di 200 anni riuscendo a disegnare le 13 posizioni basilari che formano tutto il sistema di combattimento.
Zhang Sanfeng conosceva molti stili shaolin poiché la zona da cui proveniva era la provincia dell’Henan, in seguito, dopo aver viaggiato per tutta la Cina in cerca dei più forti maestri di quel secolo, all’età di 50 anni si trasferì sui monti Wudang per trovare la propria spiritualità.

La boxe di Wudang che si è evoluta col passare dei secoli, si sviluppa come stile interno (nèijiāquán ,內家拳), caratterizzato da movimenti morbidi, sinuosi e leggeri, quasi ad accompagnare le azioni con un senso di “vuoto”. Questo stile applica a pieno regime il concetto di naturalezza nel senso del wu wei (la non azione) che realmente significa non compiere alcuna azione innaturale; significa spontaneità, cioè sostenere tutte le cose nel loro stadio naturale, il che le porta a trasformarsi spontaneamente. Wu letteralmente significa “no” e wei significa “azione”,”fare”, le due parole connesse ,però, non vogliono dire non fare niente, ma lasciar andare la mente da sé, avendo fiducia che funzionerà per conto suo.


[..] Il wu wei è l’arte della non arte, il principio del non principio. Per dirla nei termini del kung fu, l’autentico novizio non sa niente del modo in cui si parano i colpi e si colpisce, e ancora meno sa di se stesso. Quando un avversario cerca di colpirlo,lui istintivamente si para. E’ tutto quello che può fare. Ma non appena ha inizio l’addestramento, gli viene insegnato come difendersi e attaccare, su che cosa focalizzare la mente e molti altri espedienti tecnici che gli permettono di “fermare” la sua mente in particolari frangenti. Per questa ragione, ogni volta che prova a colpire l’avversario si sente insolitamente impacciato. Ha infatti perso del tutto il significato originario dell’innocenza e della libertà. Ma col passare del tempo, quando il suo addestramento acquisisce piena maturità, i suoi movimenti corporei e il modo in cui padroneggia la tecnica del vuoto mentale assomigliano allo stato mentale che aveva proprio all’inizio del suo ammaestramento, quando non sapeva ancora niente." [..]

Bruce Lee, Il Tao del dragone Linda Lee Cadwell ,1999


Monaci Wudang

Le forme praticate sono numerose e sono sempre state trasmesse agli allievi come tesori dai contenuti inestimabili, sfortunatamente dalla metà degli anni '50 dopo l’avvento del partito comunista si sono aperte alla popolazione ed è stato possibile gestire molteplici scuole in tutta la Cina e non solo con una notevole perdità di tradizione. Attualmente, soprattutto in occidente, ci sono scuole ed associazioni che hanno ben pensato di modificare tali forme (come è accaduto anche per gli stili di Shaolin) spinti da normative sportive o proprio per sopperire la mancanza di alcune parti fondamentali dello stile ormai perse. E' cosi che adesso troviamo alcune forme moderne che al tempio non erano praticate, perchè inesistenti.

Gli stili tradizionali di Wudang sono:

Wudang Taiji quan (boxe della suprema polarità di Wudang)

Ba Zhe (combattimento al suolo)

Wudang tayi wuxing qinpu quan (prese ed attacchi dei cinque elementi e delle vette sacre)

Juigong shibatui (18 gambe dei 9 palazzi, metodo di combattimento che enfatizza prevalentemente tecniche di gamba)

Kongmen quan (boxe della porta della vita)

Liubu sanshou (metodo di combattimento dei 6 passi)

Wuji quan (boxe della non polarità o del vuoto)

Yaozi chang quan (boxe lunga del falco)

Yanzhou fudi quan (boxe della scimmia che si sfrega)

Yumen quan (boxe della porta del pesce).

La principale considerazione che deve essere fatta è che in ognuno di questi stili il praticante e la natura devono essere una sola cosa, e di conseguenza l'attacco che viene dall'esterno in realtà è solo una disarmonia da correggere con una forza contraria di eguale intensità. Un importante detto recita:

“Shengke zhi hua !” (生克制化) , ”agisco in opposizione reciproca per creare il cambiamento”.

La conoscenza dell’anatomia del corpo umano è essenziale nella pratica poiché molti dei colpi sferrati sono diretti ad organi vitali e/o intersezioni osseo/venali, è per questo che fin dai primi accenni al kung fu viene insegnata la medicina tradizionale.

Le armi che appartengono a questo stile sono in gran parte derivate da strumenti di uso quotidiano, che, con lo svilupparsi delle innumerevoli lotte fra le dinastie di quei secoli, sono divenute vere e proprie armi da guerra. Benché i monaci cercassero di estrarsi dalle miserie della guerra, era molto frequente che i soldati nemici lanciassero attacchi passando da quelle zone, fu così che vennero codificati numerosi movimenti che diedero origine all’uso delle armi di Wudang.

Le forme con le armi dei monaci taoisti sono :

la spada degli otto immortali (Baxian Jian)

il bastone degli otto immortali (Baxian Gun)

la frusta da soma (Fu Chen)

la spada delle stagioni (Chung Qiu DaDao)

il ventaglio del cielo e della terra (Qian Kung Fan)

la lancia di ZiWu (ZiWu Qian)

l’alabarda piatta (Fang Bian Chan)

il rastrello (Ding Pa)

la spada dei taoisti (Wudang Taiyi Xuan Men Jain).

Ogni forma ( esclusa la frusta da soma) è composta da circa 60\80 movimenti ed è profondamente ispirata alle leggende ed ai racconti taoisti; molte di queste armi inoltre accompagnavano i monaci nei periodi di viaggio, per potersi difendere dai banditi e dalle bestie feroci che avrebbe potuto attaccarli.

Le armi del Wudang

Un’importante aspetto dello studio a Wudang sono il Qigong è la meditazione.
L’esercizio di allenamento del Qi più conosciuto è quello dei cinque animali sacri :
drago, serpente, tigre, leopardo e gru.

Ogni animale secondo la tradizione migliora la circolazione e la funzione di un organo interno specifico; il drago migliora i reni, la tigre migliora i polmoni, il leopardo migliora il fegato, il serpente migliora la milza, la gru e migliora il cuore. Quando gli organi interni sono in equilibrio, il corpo è in grado di lavorare alla sua massima efficienza, migliorando così la salute e la longevità del praticante. Oltre a ciò tale esercizio diviene una vera e propria ginnastica che apre le articolazioni, allunga i tendini, e rafforza i muscoli. La meditazione invece è la pratica per migliorare le funzioni dell'apparato respiratorio e del sistema circolatorio, non solo consente al corpo di predisporsi ad un riciclo di ossigeno nel sangue, ma è anche dedicata all’espulsione delle cattive tossine presenti nell’individuo.

Ci sono tre cose da tenere in considerazione durante la pratica della meditazione:
postura, respiro, e intenzione.
La postura dovrebbe essere distesa e rilassato; il respiro deve essere completo e confortevole; l'intenzione deve essere quella di rimanere incentrato e calmo. Tutto ciò infine viene svolto in ambienti tranquilli e puliti, per una frequenza di lavoro che varia dai 30 ai 40 minuti al giorno.


“Maestro quale arte ancora devo apprendere per poter raggiungere l’eterna longevità?”- “Ogni cosa possiede il suo ciclo, presto imparerai a cercare cosa ti occorre”-“Non capisco maestro!”-“La legge del Dao e quella dei cinque elementi si applicano all’individuo, si concretizzano, collegano i meridiani e permettono la corretta circolazione e distribuzione dell’energia e del sangue. La salute corrisponde ad un giusto equilibrio Yin-Yang, che si concretizza in una buona assimilazione dell’energia, del sangue e dei liquidi organici. La malattia, al contrario, è segno di squilibrio, è l’esito di un’alterazione nel tuo organismo. Lo scopo di tutto ciò è quello di ripristinare e mantenere l’armonia in te stesso attraverso i più antichi metodi di esercizio, nutrizione e meditazione; coltiva il tuo Qi, medita il tuo equilibrio, condividi con la natura il tuo profondo Dao”

Vita segreta di un maestro tao Deng Ming-Dao ,1993


 

I monti wudang

Come in monti altri templi, il kung fu che nasce in questa terra è unico e particolare, spesso però, purtoppo per ignoranza, viene confuso con il più conosciuto monastero della provincia dell’Henan, Shaolin si (少林寺). Il Wudang quan è molto diverso dallo Shaolin quan in quanto ne rispecchia l’opposta essenza. Il primo si basa sui principi filosofici taoisti mentre il secondo è uno stile di origine buddista; le proprietà del un kung fu morbido di Wudang sono diverse da quelle dure usate a Shaolin, ad esempio le tecniche di Qigong, il duro condizionamento fisico negli allenamenti, la differenza fra l’uso delle armi; i monaci oltre al Kung Fu interno, imparavano anche altri aspetti della cultura taoista: musica, pittura, calligrafia ed astronomia che al tempio Shaolin mancavano.
Nei testi di Arti Marziali talvolta si usa dividere gli stili di Kung fu in Wudang men e Shaolin men per identificare due ceppi di stili molto differenti, i primi interiori e morbidi, i secondi esteriori ed esplosivi.

Uscendo dai termini delle arti marziali, troviamo però innumerevoli legami fra i due templi. L’importanza gerarchica ne e’ un evidente esempio (allievo,discepolo,maestro,abate); l’istruzione generale che forma il praticante ne è un altro, infatti in entrambi i monasteri gli allievi sono tenuti a prendere lezioni di materie scolastiche dai propri maestri dopodichè dedicano il loro tempo alla meditazione ed ad kung fu; infine vi è la costante pratica del taiji quan da entrambi le parti.

Oggi il piccolo universo di Wudang non è che una meta turistica molto ambita dai praticanti di arti marziali. Ci si può studiare privatamente con 400 euro al mese, incluso alloggio e servizi. Il maestro lo si può scegliere dagli innumerevoli contatti che troviamo su internet o da qualsiasi altro mass media; ma non scordiamoci che è proprio da un film che Wudang è stato conosciuto nel mondo,"La Tigre e il Dragone" vincitore di un premio Oscar, ha dato modo alle tecniche ed alla cultura dei monti Wudang di far parlare di se, dell’immortale montagna taoista.

Francesco Parretti

 

COLLEGAMENTI:

IL KUNG FU

GLI STILI

LO STILE SHAOLIN

LO STILE TAIJI QUAN

UN ARTE IN VIA DI ESTINZIONE

PARLARE DI KUNG FU

L'INSULTO DI PAN SHENTAO

BIOGRAFIA M° CHANG DSU YAO (WIKIPEDIA)

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Ultima revisione di questa pagina: 20.11.2008 12:06

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