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	<title>Articoli Archivi - Kuoshu.net %</title>
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	<description>Accademia di Arti Marziali - Kung fu - Tai Chi e Difesa Personale - Prato</description>
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	<title>Articoli Archivi - Kuoshu.net %</title>
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		<title>Difesa personale, autodifesa</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 17:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È veramente utile? A cosa serve? Cerchiamo di fare chiarezza. In questo articolo cercherò di fare chiarezza sul delicatissimo tema della difesa personale, sulla base delle mie pluriennali esperienze di pratica, di formazione e di insegnamento. L&#8217;autodifesa è un argomento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kuoshu.net/difesa_personale_autodifesa/">Difesa personale, autodifesa</a> proviene da <a href="https://www.kuoshu.net">Kuoshu.net</a>.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">È veramente utile? A cosa serve? Cerchiamo di fare chiarezza.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full no-archivio"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/difesa_personale.webp" alt="Difesa Personale Prato" class="wp-image-9016" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/difesa_personale.webp 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/difesa_personale-300x225.webp 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/difesa_personale-768x576.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In questo articolo cercherò di fare chiarezza sul delicatissimo tema della <strong>difesa personale</strong>, sulla base delle mie pluriennali esperienze di pratica, di formazione e di insegnamento. L&#8217;<strong>autodifesa</strong> è un argomento spesso affrontato troppo &#8220;alla leggera&#8221; e falsato da una comunicazione talvolta poco realistica e molto orientata al &#8220;business&#8221; piuttosto che focalizzata sulle necessità individuali dei praticanti. Chiaramente quella che esprimo è esclusivamente la mia opinione personale che si aggiungerà alle tante presenti in rete ma che spero possa chiarire i dubbi dei praticanti o aspiranti praticanti.<br></p>



<span id="more-8910"></span>



<h5 class="wp-block-heading">CONCETTO DI DIFESA PERSONALE O AUTODIFESA</h5>



<p>Il primo aspetto che tengo a chiarire subito nei miei corsi è proprio il concetto di &#8220;difesa personale&#8221;. La chiara comprensione di questo termine, per me rappresenta una &#8220;condicio sine qua non&#8221; senza la quale non si prosegue nemmeno. È infatti proprio dalla corretta definizione che emerge lo scopo sul quale poi si baseranno tutti gli strumenti tecnici ed attitudinali proposti nel programma dei miei corsi.</p>



<p>Per &#8220;<strong><em>difesa personale</em></strong>&#8221; o &#8220;<em><strong>autodifesa</strong></em>&#8221; si intendono tutta una serie di strumenti psicologici, attitudinali, comportamentali e tecnico-pratici che hanno il <strong>solo</strong> ed <strong>unico</strong> scopo di <strong>prevenire</strong> o <strong>ridurre al minimo</strong> i danni fisici e psicologici causati da una eventuale situazione lesiva o potenzialmente lesiva nella quale ci potremmo trovare coinvolti.</p>



<p>Leggendo attentamente questa definizione, diviene molto chiaro e concreto quello che dovrebbe essere lo scopo di un corso di autodifesa e soprattutto, vengono immediatamente escluse tutta una serie di cose che al contrario, si potrebbero dimostrare completamente controproducenti e che potrebbero far evolvere in peggio una situazione potenzialmente già molto pericolosa.</p>



<p>Per fare un esempio spicciolo ma molto pratico possiamo dire che cercare di &#8220;<strong>mettere KO</strong>&#8220;<strong> il proprio aggressore</strong>&#8221; <strong>non è difesa personale</strong>, al contrario cercare di evitare, e quando non possibile limitarsi a proteggersi e liberarsi al solo scopo di scappare, <strong>è esattamente difesa personale</strong>. Questo non significa che mettendo KO il proprio aggressore non si risolverebbe il problema, si risolverebbe eccome! Il fatto è che statisticamente è purtroppo decisamente improbabile che questo accada e il solo pensare di poterlo fare, aumenta esponenzialmente il rischio che stiamo già correndo.</p>



<p>La difesa personale, deve essere pensata principalmente per <strong>persone più leggere</strong>, <strong>meno forti e meno stronze degli aggressori</strong>. Questa è la realtà! </p>



<p>Le probabilità che un soggetto robusto e forte venga aggredito da un soggetto esile e deboluccio tendono allo zero, mentre altissime sono le casistiche in cui un soggetto più forte e pesante possa aggredire un soggetto più gracile e leggero. Ma che strano vero? Generalmente <strong>chi aggredisce ha pure poco da perdere</strong>, è a suo agio in situazioni di questo tipo e sceglie attentamente la preda sulla base di varie considerazioni tipo appunto sesso, robustezza, peso, aspetto fisico ed altri fattori che statisticamente possono rendere facile o difficile la sua attività lesiva. </p>



<p>Il &#8220;ladruncolo&#8221; appostato al Bancomat, raramente cercherà di strappar via i soldi ad un energumeno di 90 KG di muscoli e dalla faccia incazzata ma al contrario, lo farà molto volentieri nei confronti di un esile anziano, di una ragazza o di un ragazzino dall&#8217;aspetto innocuo.</p>



<p>Se vogliamo essere pratici e realisti, dobbiamo pensare che da un&#8217;eventuale aggressione, è oro colato se riusciamo a limitare i danni, liberarsi e fuggire da qualche parte a chiedere aiuto. Il resto purtroppo sono fantasie e false certezze che qualcuno cerca di dare facendo un gravissimo errore.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/11/file-W8MBX3RWzo4fb04HOboMXh4X-1-e1732898605817.webp" alt="" class="wp-image-8946" style="width:500px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Su chi punteresti 10.000€ sulla vincita in uno scontro fisico?</figcaption></figure></div>


<h5 class="wp-block-heading">L&#8217;IMPORTANZA DELLA TECNICA</h5>



<p>La tecnica è il solo strumento che permette di compensare la differenza di forza e di peso tra aggressore e aggredito. Maggiore è questo dislivello e più la tecnica deve essere precisa e corretta. Al contrario, tornando all&#8217;esempio precedente, più un soggetto è forte e robusto (pesante) più può permettersi una tecnica grezza. La forza può compensare la mancanza di tecnica e la tecnica può compensare la mancanza di forza. Se in un soggetto coesistono entrambi questi fattori, sicuramente il suo livello di autoprotezione sarà molto alto.</p>



<p>Quando si insegna difesa personale, dobbiamo presupporre verosimilmente di trovarsi nel caso più complicato e immedesimarsi sempre in un soggetto con molti svantaggi nei confronti dell&#8217;aggressore. Sì, sarebbe molto facile insegnare a difendersi a persone grosse, forti e robuste ma dobbiamo attenerci alla statistica e prendere come riferimento le situazioni più estreme ridimensionando le aspettative e calibrandole in modo ermetico allo scopo principale della difesa personale ovvero, <strong>evitare</strong>, l<strong>imitare i danni, scappare e mettersi al sicuro</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>&#8220;Datemi una leva e vi solleverò il mondo&#8221;</em></strong></p>



<p>Quando un gesto non riesci a portarlo a termine per mancanza di forza, devi necessariamente usare la tecnica. Ma che cosa sarebbe questa &#8220;tecnica&#8221; esattamente?</p>



<p>Per tecnica si intende un&#8217;azione effettuata con dei criteri ben precisi che, sfruttando al meglio le leggi della fisica e della biomeccanica, permettono la migliore efficacia possibile ottimizzando l&#8217;energia a disposizione.</p>



<p>Facciamo un esempio pratico. Se qualcuno più pesante di me mi tira per un braccio ed io rispondo irrigidendomi e tirando dalla parte opposta, automaticamente la leva si alzerà al punto da farmi perdere completamente peso sui piedi e comincerò ad andare sempre più rapidamente verso chi mi sta tirando a sé. Se invece io cerco di non irrigidire la muscolatura del braccio e della spalla, sposto il mio peso abbassandomi sulla gamba arretrata e punto in avanti l&#8217;altra gamba tesa, abbasserò il punto di leva ed aumentando l&#8217;attrito al suolo renderò molto più difficile e faticosa l&#8217;azione di chi mi sta tirando. </p>



<p>L&#8217;aggressore, se molto forte magari riuscirà comunque a muovermi ma una cosa è farlo senza alcun problema e in un tempo brevissimo, una cosa è farlo con fatica e lentamente. Se aumenta il tempo, aumentano anche le probabilità che qualcuno ad esempio mi noti ed intervenga in mio soccorso o che lo stesso aggressore desista.</p>



<p>Facciamo un altro esempio. Se qualcuno mi afferra per un polso ed è più forte di me, se io provassi a liberarmi cercando di strattonare il braccio, sprecherei soltanto molta energia per nulla. Se però, quella poca energia che ho, la provassi a concentrare in un gesto tecnico che sfrutti un principio di leva, avrò molte più probabilità di riuscire a liberarmi. Meno forza ho, più dovrò essere preciso nell&#8217;eseguire pedissequamente il gesto tecnico per sfruttare al massimo la mia energia anche se poca in confronto a quella dell&#8217;aggressore.</p>



<h5 class="wp-block-heading">È SUFFICIENTE UN CORSO DI POCHE LEZIONI?</h5>



<p>No. Detto e chiarito questo però va capita anche una cosa fondamentale ovvero che da una parte bisognerà pur partire no? Dal momento che con il piede oltrepassi la porta di ingresso di un Dojo, hai fatto il tuo primo passo nel cercare soluzioni al problema della tua autoprotezione. Inizialmente serve un approccio molto graduale, basico e soprattutto nozionistico. Un corso di poche lezioni ti deve dare questo. Deve farti capire bene di cosa si parla, quanto serio e complesso sia il problema. Deve distruggere le tue false illusioni e porti i problemi per come si potrebbero presentare realmente. Deve farti capire quando il tuo cervello ti propone soluzioni controproducenti e deve convincerti che alcune tue azioni sbagliate potrebbero contribuire a far evolvere in maniera negativa una situazione di pericolo potenziale. Inizialmente serve una fase propedeutica che cambi il tuo modo di pensare e di reagire. Un corso di poche lezioni non deve darti mille soluzioni, deve dartene pochissime ma deve fartele comprendere bene. In una fase di approccio alla quale si affaccia un pubblico eterogeneo serve molta sensibilità. Vanno comprese le esigenze e le difficoltà di ogni singolo partecipante e vanno affrontate in modo graduale. C&#8217;è chi quella porta del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dojo">Dojo</a> la varca con grossa fatica psicologica superando già un primo delicatissimo ma coraggioso step. C&#8217;è chi viene per pura curiosità perché non ha idea di cosa lo attenda. C&#8217;è chi viene perché ha subito una violenza, un trauma che rischia di riproporsi in qualsiasi istante se l&#8217;insegnante non ha giusta la sensibilità per approcciarsi. Negli anni di insegnamento ho avuto modo di seguire moltissime persone e proprio grazie a questo numeroso campione umano ho imparato nel tempo a capire le esigenze di ognuna di queste. Non si possono buttare persone che hanno subito un trauma, in una mischia di invasati vestiti in mimetica che pensano di essere combattenti del Mossad o della SWAT. Serve un cuscinetto che accompagni gradualmente una persona che non ha mai avuto a che fare con un&#8217;Arte Marziale o uno Sport da contatto in queste nuove dimensioni. A questo deve servire il corso di poche ore. Sembra poco? No. Per risolvere un problema hai due soluzioni di cui una sola funziona. Affrontare il problema e quindi cominciare a comprenderlo, o fare finta che il problema non esista.</p>



<p>Cominciare un percorso è il primo passo verso la meta ed è la cosa che ti distinguerà da coloro che parlano di cose che non sanno ma che passi non fanno. Partire è sempre il passo più complesso, rompere quell&#8217;inerzia per qualcuno rappresenta già una prima vittoria importante.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>&#8220;C&#8217;è più tra zero e uno che tra uno e cento&#8221;</em></strong></p>



<p>Forse allora la domanda più giusta da porsi non è se &#8220;è sufficiente&#8221; un corso di poche lezioni ma &#8220;se serve&#8221; un corso di poche lezioni. In questo caso la risposta è &#8220;SI&#8221;, se ovviamente proposto nel modo giusto.</p>



<p>Per raggiungere un sufficiente livello di Autoprotezione è importante però non fermarsi. Dopo aver fatto questo primo passo e quindi in un certo senso aver &#8220;rotto il ghiaccio&#8221; conviene sicuramente proseguire nell&#8217;approfondimento per poi finalmente arrivare ad un giusto livello di esperienza che continuamente o saltuariamente va tenuta in allenamento. Per questo il mio consiglio è sempre quello di ricordarsi se non sempre ma almeno ogni tanto, di rifare un corso o in alternativa di intraprendere un percorso alternativo o complementare in una seria disciplina Marziale.</p>



<h5 class="wp-block-heading">ARTE MARZIALE, SPORT DA COMBATTIMENTO O DIFESA PERSONALE?</h5>



<p>Questo è un argomento che ho ampiamente sviscerato in <a href="https://www.kuoshu.net/le-arti-marziali/">questo articolo</a> che suggerisco di leggere, in ogni caso cerco di riassumere il mio punto di vista. In teoria tutte le Arti Marziali sono inizialmente nate con lo scopo esclusivo della difesa personale o comunque del combattimento (altrimenti non si chiamerebbero &#8220;Marziali&#8221;), tuttavia nei secoli questa componente nella maggior parte di queste è lentamente sfumata e migrata verso aspetti più olistici e legati al benessere o all&#8217;aspetto esclusivamente artistico e non Marziale appunto. Molte di queste discipline contengono strumenti utili per la difesa personale se opportunamente selezionati, contestualizzati e sintetizzati in un <strong>metodo di difesa personale</strong>. Gli sport da combattimento, sono quelli che a livello di allenamento e contesto probabilmente si avvicinano maggiormente a quella che potrebbe essere la gestione di un confronto reale. Mi riferisco a discipline di striking (calci e pugni) tipo il pugilato, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Muay_thai">Thai</a>, il <a href="https://www.kuoshu.net/sanda">Sandà</a> ecc. e discipline di grappling (lotta) tipo, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Judo">Judo</a> agonistico, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sambo">Sambo</a>, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jiu_jitsu_brasiliano">Brazilian Jujitsu</a> ecc. Queste discipline sono tutte valide come percorso complementare da intraprendere in momenti successivi ma ritengo che in una fase iniziale serva appunto un approccio più specifico ed esclusivamente mirato all&#8217;argomento. L&#8217;obiettivo di uno sport da contatto è quello di vincere una gara in un contesto preciso e regolamentato sfruttando tecniche e allenamenti specifici al fine di ottenere questo risultato che è una cosa un po&#8217; diversa rispetto a predisporre una persona psicologicamente e fisicamente ad affrontare una situazione violenta ed imprevedibile.</p>



<p>Quindi sì, praticare Arti Marziali o Sport da contatto che prevedono sparring con avversari non collaborativi è estremamente utile alla difesa personale ma per la maggioranza delle persone che si approcciano ad essa da neofiti serve (a mio parere) uno step intermedio specifico ed approfondito che mantenga il focus sull&#8217;obiettivo finale di autodifesa diverso da quello del contesto agonistico e che preveda una formazione sull&#8217;argomento non solo a livello fisico ma anche psicoattitudinale.</p>



<h5 class="wp-block-heading">IL PERICOLOSO EFFETTO &#8220;DUNNING-KRUGER&#8221;</h5>



<p>&#8220;Eh ma è difficile in questo modo!&#8221;<br>Quando mi dicono questa cosa, la mia risposta è sempre la stessa: &#8220;mostrami le tue alternative migliori&#8221;. Rendersi conto che &#8220;è complicato&#8221; è proprio il primo step in avanti nel tentativo di aumentare il proprio livello di autoprotezione. Spesso, si ha un idea &#8220;sulla carta&#8221; di come si potrebbe risolvere un problema e fino a quando non ci troviamo a doverlo risolvere veramente, non possiamo sapere se la nostra ipotetica soluzione sia funzionale e purtroppo quasi sempre non lo è, a causa dell&#8217;effetto &#8220;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dunning%E2%80%93Kruger_effect">Dunning–Kruger</a>&#8220;.</p>



<p>L&#8217;effetto Dunning-Kruger (EDK) è una&nbsp;<strong>distorsione cognitiva nella quale individui poco esperti e poco competenti in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a torto, superiore alla media</strong>. Grafico rappresentativo dell&#8217;effetto Dunning-Kruger.</p>



<p>Meno si conosce un problema e più ci si sente sicuri nell’affrontarlo. Più si approfondisce la conoscenza di un problema e più ci si rende conto della sua complessità. Un corso di difesa personale, deve rapportare alla realtà, questa classica distorsione cognitiva data dall’inesperienza.</p>



<p>Immaginate di vedere una collina. Salire sulla sua vetta potrebbe sembrare semplice soprattutto se non è molto alta ed il sentiero per raggiungerla è facile. Ma quanto è alta e quanto è facile realmente il sentiero lo ipotizziamo e fino a che non proviamo a salirci non lo possiamo sapere con certezza. E se quella che vedevamo da terra non fosse stata la vetta ma solo l&#8217;unica parte visibile dal punto di partenza? Raggiunta la nostra ipotetica vetta, c&#8217;è la possibilità che da li, si cominci a scorgere una parte molto più alta che non avevamo messo in conto, e così via. Il padre del mio attuale Maestro di <a href="https://www.kuoshu.net/kung-fu/">Kung Fu</a> (<a href="https://www.kuoshu.net/chang-dsu-yao/">Chang Dsu Yao</a>) diceva: &#8220;<em>Raggiungere serve perché da li possiamo vedere quanto sia alta la vetta successiva</em>&#8221; Se restiamo lì in basso a guardare e non approfondiamo mai i problemi, si rimane impantanati nel &#8220;Monte dell&#8217;ignoranza&#8221;.</p>



<p>Questa che segue è una rappresentazione della classica curva Dunning-Kruger dal quale emerge chiaramente che maggiore è la competenza, maggiore è anche la conoscenza della reale serietà del problema, mentre al contrario, minore è la competenza e minore è la percezione del rischio e della complessità della situazione. Questo concetto chiaramente non vale solo per la Difesa Personale ma per tutte le attività che prevedono una preparazione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="977" height="720" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/dunning_kruger-e1734823670627.png" alt="Effetto_Dunning-Kruger" class="wp-image-8957" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/dunning_kruger-e1734823670627.png 977w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/dunning_kruger-e1734823670627-300x221.png 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/dunning_kruger-e1734823670627-768x566.png 768w" sizes="(max-width: 977px) 100vw, 977px" /><figcaption class="wp-element-caption">Effetto_Dunning-Kruger</figcaption></figure></div>


<p>Anche in questo caso faccio degli esempi pratici. Un ragazzo atletico e forte, potrebbe pensare che in caso di aggressione queste sue qualità siano sufficienti ad avere la meglio. Sicuramente queste qualità possono essere un bel vantaggio, è ovvio, ma da qui a pensare &#8220;io con queste qualità me la caverò sicuramente&#8221; c&#8217;è una bella differenza. Altro esempio classico: &#8220;se capita a me io gli do un bel calcio nelle palle o una ditata negli occhi altro che queste tecniche!&#8221;. Anche in questo caso, si parla senza cognizione di causa. Si vedono due o tre filmati su internet dove tutto sembra facile ed efficacie e si pensa che in una situazione reale queste cose funzionino per davvero, senza aver mai testato nulla di simile. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mike_Tyson">Mike Tyson</a> diceva:</p>



<p class="has-text-align-center">&#8220;<em><strong>Everyone has a plan until they get punched in the mouth</strong></em>&#8220;</p>



<p>&#8220;Tutti quanti hanno un piano fino a quando non prendono un pugno in bocca&#8221;. Nulla di più vero! soprattutto nella nostra nazione dove a farla da padrone sono i famosi &#8220;Leoni della testiera&#8221;. Sulla carta abbiamo mille soluzioni, nella realtà è grassa se ne funzionano due. Questo perché è impossibile avere la garanzia che le soluzioni pensate o chiacchierate, se non testate davvero, funzionino nella reale situazione.</p>



<h5 class="wp-block-heading">LA CONSAPEVOLEZZA&nbsp;È IL PRIMO OBIETTIVO</h5>



<p>Prima ancora di cominciare ad imparare strumenti tecnici di autodifesa, bisogna lavorare sulla testa e cominciare a mettere i puntini sulle &#8220;i&#8221; su quelli che sono i comportamenti da rieducare ai fini di difesa personale. Nelle mie lezioni quando spiego gli obiettivi del corso parlo di acquisire nel tempo almeno tre consapevolezze importanti.</p>



<h5 class="wp-block-heading">1- Conseguenze delle proprie azioni/reazioni: L&#8217;orgoglio o la vita?</h5>



<p>Dobbiamo aver chiare le conseguenze che derivano dalle nostre azioni o reazioni. Conseguenze che possono spesso contribuire a far evolvere in negativo un evento pericoloso e già di per sé quindi non troppo positivo. Qui generalmente mi scontro subito con allievi ed allieve dal carattere piuttosto &#8220;focoso&#8221; che agiscono più &#8220;di pancia&#8221; che &#8220;di testa&#8221; e che rappresentano generalmente anche la maggioranza.</p>



<p>Per chiarire il concetto faccio sempre l&#8217;esempio della bilancia dove da una parte dobbiamo mettere &#8220;cosa rischiamo di perdere&#8221; e dall&#8217;altra &#8220;cosa ci aspettiamo di ottenere&#8221;. Insegnando da oltre venti anni, di casi reali ne ho sentiti molti e vi assicuro che in queste situazioni il cervello rischia di non essere in grado di fare scelte intelligenti ma al contrario, predilige su diversi soggetti le scelte più autolesioniste. </p>



<p>Se sono piccolo/a, leggerino/a e un energumeno decisamente poco raccomandabile e sicuramente più cattivo e forte di me cerca di togliermi di mano la borsa o il telefono e intorno a me non c&#8217;è nessuno che possa aiutarmi (e se c&#8217;è non è detto che poi lo faccia), ingaggiare un tira e molla per cercare di salvare l&#8217;oggetto di proprietà spesso può rivelarsi la scelta più sbagliata. </p>



<p>&#8220;<em>Eh bah allora diamogliela sempre vinta a loro!</em>&#8220;&#8230; I</p>



<p>l mio obiettivo come insegnante di difesa personale, non è quello di &#8220;sconfiggere il male&#8221; o far trionfare il bene ma è quello di dare una formazione tale che <strong>riduca al minimo il rischio di danno psicofisico</strong> nel soggetto coinvolto nell&#8217;evento. Vi assicuro che molte persone conosciute direttamente, sulla base di questo ragionamento, che da un punto di vista etico è sacrosanto (&#8220;<em>la borsa è mia perché dovrei dartela</em>&#8220;), si sono fatte molto male fisicamente e molto molto male psicologicamente.</p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vasco_Rossi">Vasco Rossi</a> in una sua canzone dice: &#8220;<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=NRwLQ77o9lE">Corri e fottitene dell&#8217;orgoglio, ne ha rovinati più lui del petrolio</a></em>&#8220;. Affermazione verissima in molti casi e sicuramente uno di questi è la difesa personale. Meglio difendere l&#8217;orgoglio o l&#8217;incolumità fisica? Meglio tornare a casa con un giramento di palle o passare tre giorni in ospedale per lesioni, percosse o, peggio ancora, rischiare di morire? La tua vita vale il prezzo di un IPhone? Se pensi razionalmente la risposta sai già qual è. Se reagisci &#8220;di pancia&#8221; come fanno in molti, ti rimando alla frase di Tyson al piano di sopra.</p>



<p>Quando in gioco c&#8217;è la tua vita o quella di un tuo caro, non esiste cosa diversa che abbia motivo di essere difesa. Poi, se vuoi fare l&#8217;eroe e tentare la fortuna, l&#8217;importante è che ti assumi in modo maturo e razionale le conseguenze, ma a livello statistico stai facendo una scelta folle ed è giusto che io te lo faccia presente. Questo è uno degli aspetti sui quali spesso mi trovo in contrasto con &#8220;colleghi&#8221; che invece insegnano ad essere un po&#8217; i paladini della giustizia o dei supereroi. Per me, dare queste false certezze è fare il contrario esatto rispetto all&#8217;insegnare a proteggersi e non c&#8217;è peggior cosa che un insegnante di difesa personale possa fare. Chi insegna deve essere realista e sincero e deve calarsi nei panni di chi ha di fronte. </p>



<p>Creare una falsa sicurezza nelle persone per me è molto grave.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/11/orgoglio_vita-e1732898420324.webp" alt="" class="wp-image-8945"/><figcaption class="wp-element-caption">Cosa pesa di più?</figcaption></figure></div>


<h5 class="wp-block-heading">2- La consapevolezza del rischio reale: È giusto aver paura?</h5>



<p>&#8220;<em>Faccio un corso di difesa personale per togliermi la paura di girare da sola</em>&#8220;. Un corso di difesa personale la paura te la deve far aumentare, non te la deve togliere. La <strong>paura</strong> è uno degli strumenti più importanti della difesa personale. Quando percepisci paura significa che il tuo corpo ti sta in qualche modo dando un segnale di allarme. &nbsp;È giusto comprendere questa paura e soprattutto va ascoltata, non ignorata o addirittura combattuta. Se ho paura devo prendere delle precauzioni ad esempio: hai paura a passare da una strada perché in fondo ci vedi persone esagitate che non ti danno molta fiducia? allora passa da un&#8217;altra parte e se proprio non puoi, aumenta al massimo la soglia di attenzione; togli le mani di tasca, smetti di &#8220;spippolare&#8221; sul telefonino. Aguzza la vista, guardati attorno. Se hai il famoso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_OC">spray al peperoncino</a>, prendilo e tienilo in mano e cerca di orientarlo anche dal lato giusto magari!</p>



<p>A questo deve servire la paura. Perché mai dovrei fartela passare? </p>



<p>L&#8217;eccesso di sicurezza spesso è responsabile dell&#8217;evoluzione negativa di un evento pericoloso. Ovviamente la paura non è <strong>panico</strong>. Il panico è una paura non funzionale ed è estremamente controproducente. Si va nel panico quando ci si trova improvvisamente in una situazione non prevista ed estrema. Riprodurre in palestra alcune situazioni stressanti anche se con tutte le limitazioni e precauzioni del caso, è un primo strumento per evitare reazioni pericolose come appunto il panico o il <a href="https://www.stateofmind.it/2018/07/freezing-paura-emergenza/">freezing</a>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">3- <strong>La consapevolezza del contatto fisico</strong></h5>



<p>Chi non ha mai praticato sport da contatto spesso nei corsi di difesa personale trova un primo scoglio nella paura o nel disagio del contatto fisico. Quando qualcuno che non conosciamo ci &#8220;mette le mani addosso&#8221; e non siamo abituati a questo, possiamo provare fastidio, imbarazzo o addirittura paura. Questo accade anche in palestra ed è un primo aspetto su cui lavorare per educare e imparare a conoscere le proprie reazioni non prevedibili in queste dimensioni nuove.</p>



<p>Immaginate due persone tranquille alla fermata dell&#8217;autobus. Una è un pugile professionista con alle spalle 300 match agonistici e diverse rotture di naso. Una invece è una persona pacifica che non ha mai avuto a che fare con il contatto fisico né per sport né altri tipi di esperienze. Passa una terza persona e dal niente sferra un pugno ad entrambi. Secondo te, la reazione psicologica delle due vittime sarà la medesima? Il pugile, non dico che sarà nella sua confort zone ma sicuramente avrà una reazione lucida perché il suo cervello in quella dimensione è abituato a lavorarci da sempre. La seconda persona, al di là del dolore fisico del colpo, avrà una reazione assolutamente diversa. Potrebbe avere un attacco di panico, potrebbe terrorizzarsi al punto di entrare in stato di freezing. Potrebbe addirittura avere reazioni folli e controproducenti ad esempio invece che scappare, ingaggiare una rissa che sarebbe probabilmente persa in partenza e che potrebbe peggiorare notevolmente la situazione. Sì, perché chi ti colpisce senza motivo per strada è sicuramente più folle e più violento di te.</p>



<p>Abituarsi al contatto fisico con esercizi propedeutici, graduali e alla portata di chiunque, è un primo importante passo da fare nel complesso mondo dell&#8217;autodifesa.</p>



<h5 class="wp-block-heading">4- <strong>La consapevolezza della fase in cui ci troviamo</strong></h5>



<p>La difesa personale deve prevedere soluzioni e strumenti per gestire al meglio quattro scenari ben precisi. Il primo scenario è quello della &#8220;scintilla&#8221;. Un banale diverbio di quelli che capitano quotidianamente, può rappresentare un innesco di una situazione spiacevole e/o pericolosa. In questa fase, lo strumento più utile è il cervello. Imparare a capire quando &#8220;non è più il caso&#8221;, imparare a disinnescare alcuni meccanismi che stanno degenerando, cercare di riportare la situazione ad un confronto civile o quando non possibile ad un allontanamento anche se non sembra sono tecniche di difesa personale. LA PREVENZIONE è difesa personale!</p>



<p>Se non si è bravi nel comprendere e nel gestire questo primo scenario, ci troveremo poco dopo a doverne gestire uno nuovo che prevede un primo contatto fisico. Uno spintone, un pugno, un calcio ci portano a questa seconda fase. Simile alla prima per alcuni aspetti ma con tutti i problemi che derivano dal contatto fisico che ho affrontato nel paragrafo precedente. In questa fase, il cervello (inteso come risposta attitudinale) è sempre uno strumento che può contribuire a riportarci a casa senza o con pochi danni psicofisici ma rispetto alla prima situazione, qui dobbiamo anche sapersi proteggere fisicamente da questi colpi che possono arrivare.</p>



<p>Se la cosa degenera, da calci e spintoni a trovarsi in una nuova fase di lotta in piedi è un attimo. Una presa al giubbotto, al braccio, al collo, ai capelli, non è la stessa cosa di un pugno o uno spintone. Qui se non si è abili nel <strong>liberarsi</strong>, difficilmente riusciremo a fuggire. </p>



<p>In una fase come quella sopra, dove ci troviamo coinvolti in una lotta in piedi, è quasi scontato che dopo poco si finisca a terra. Vuoi perché è proprio l&#8217;aggressore che ci manda giù, vuoi perché si inciampa in qualcosa e si cade, ma questo esito è molto verosimile purtroppo.  Questo probabilmente è lo scenario peggiore ed è quello che prevede un maggior ricorso alla tecnica. Peggiore è lo scenario e più complessa è la soluzione. I corsi di difesa personale che non prevedono la lotta al suolo sono infatti assolutamente incompleti.</p>



<p>Per ognuno di questi scenari servono strumenti diversi presi da discipline diverse e che devono essere sintetizzati in un metodo preciso. Nel secondo scenario, ad esempio, sono utili per proteggersi tecniche basilari di discipline di striking (Esempio Pugilato, Sandà, Thai). Nel terzo scenario, quello della lotta in piedi, sono utili tecniche per rompere le prese, presenti ad esempio nel Judo, nel Kung Fu ed ingenerale nelle discipline di grappling. Nel quarto scenario, che prevede una fase di lotta a terra sono molto utili le tecniche di uscita e di guardia del Brasilian Jiujitsu ad esempio.</p>



<p>Ecco perché la difesa personale non può essere insegnata all&#8217;interno di un corso mono disciplinare. Chi insegna non dovrebbe peccare di presunzione dicendo che la sua Arte Marziale è quella migliore per l&#8217;autodifesa ma dovrebbe rimboccarsi le maniche e studiare tutte quelle tecniche delle altre discipline a complemento delle lacune che la sua stessa arte ha per forza di cose.</p>



<h5 class="wp-block-heading">LA FOLLIA DEI MAGHI DEL DISARMO</h5>



<p>&#8220;<em>Sì ok ma se chi mi aggredisce ha un coltello?</em>&#8220;<br>Io per scelta non insegno nessun tipo di tecnica di disarmo perché le tecniche di disarmo nella realtà non solo non funzionano ma sono estremamente pericolose e controproducenti. Tutte quelle tecniche che vediamo nei video di questi che vi insegnano a togliere coltelli, pistole e AK47 di mano ai propri aggressori, sono folli. Spacciano tecniche militari ai civili, i quali se si convincono davvero di poterle fare, la volta che ci provano vanno al macello. Sì perché queste tecniche ha senso insegnarle appunto a militari, corpi speciali e addetti alla sicurezza in quanto dotati di adeguati strumenti: guanti in Kevlar, corpetti anti taglio o giubbotti antiproiettile, caschi con visiere. Per non parlare delle finalità. Un Poliziotto che interviene per arrestare un soggetto, non lo fa per autodifesa, lo fa per lavoro. Un civile non deve arrestare nessuno, deve pensare a non farsi male e provare a togliere di mano un coltello o una pistola a qualcuno <strong>NON È</strong> <strong>DIFESA PERSONALE</strong>.</p>



<p>&#8220;<em>Eh vabbè allora cosa dovrei fare?</em>&#8220;<br>Domanda giusta alla quale io rispondo in modo molto crudo ma estremamente realista.<br>Se qualcuno ha un coltello o, peggio, una pistola e il suo fine è ucciderti, probabilmente ti ucciderà.<br>Questa è la peggiore delle possibilità ma anche (per fortuna) la più rara. Ammesso che non siate persone particolarmente esposte a questo rischio, molto probabilmente chi vi dovesse puntare un&#8217;arma non vuole uccidervi ma vuole qualcosa in cambio. In questo caso si torna al paragrafo sopra del calcolo rischio/beneficio; Vuole la borsa? Vuole l&#8217;orologio? Vuole l&#8217;auto? Sono disposto a rischiare la vita per una di queste cose? A voi la scelta!</p>



<p>Nella realtà, senza strumenti di protezione adeguati, le tecniche di disarmo per dei normali civili <strong>NON FUNZIONERANNO</strong>! Con il compagno collaborativo invece funzioneranno e saranno anche molto esaltanti, ma quella non è la realtà. C&#8217;è pieno di video in rete dove questa cosa che sto dicendo è ampiamente dimostrata.</p>



<h5 class="wp-block-heading">LA DIFESA PERSONALE È EGOISTA</h5>



<p>Come già detto, un normale cittadino non dovrebbe mai cercare di sostituirsi alle forze dell&#8217;ordine. Cercare di intervenire in una rissa o comunque in una situazione pericolosa, va contro qualsiasi principio di autodifesa. Come ci spiegano spesso anche nei corsi di Primo Soccorso, prima di intervenire in aiuto a qualcuno dobbiamo valutare se ci sono pericoli per noi. Perché la nostra incolumità deve necessariamente essere messa al primo posto. Quando ci sono situazioni del genere e non si è addestrati, non si dovrebbe mai intervenire per calmare qualcuno o nel tentativo di sedare una rissa. Il nostro dovere civico si limita alla chiamata al <strong>112</strong>. Per questo motivo ritengo che la difesa personale debba essere egoistica. Il senso è proprio quello di dare la priorità alla propria autoprotezione prima di pensare a quella degli altri. Ognuno deve aver chiaro quanto e cosa rischia coinvolgendosi in una situazione pericolosa che non lo riguarda direttamente. Se si decide di intervenire, bisogna essere certi delle proprie capacità altrimenti si rischia soltanto di farsi male e magari di peggiorare il risvolto della situazione. Proteggere sé stessi e poi i propri cari senza necessariamente andare oltre questo. Nessuno può darvi la colpa di non essere intervenuti in una rissa. Il vostro dovere finisce con la chiamata dei soccorsi, il resto non è dovuto.</p>



<p>Parlando di 112, una cosa che suggerisco sempre è quella di installare l&#8217;APP sul proprio Smartphone che si chiama &#8220;<strong>Where Are U</strong>&#8221; contrassegnata da un&#8217;icona con scritto &#8220;112&#8221;. Una volta registrata, potete usarla per chiamare i soccorsi e rispetto alla normale telefonata ha alcuni vantaggi. Il primo vantaggio è che invia automaticamente la vostra posizione mentre un&#8217;altra funzione utilissima è la chiamata silenziosa. Questa modalità vi permette di chiamare i soccorsi in situazioni dove non potete parlare (violenze domestiche, rapine, rapimenti ecc.). Cliccando su questo link potete visualizzare un video che spiega molto bene il funzionamento: <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZSdx2jig4bg">Guarda il video</a></strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2024/12/112-e1735227025840.png" alt="Where are U 112" class="wp-image-8988"/></figure></div>


<p class="has-text-align-center"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=it.Beta80Group.whereareu&amp;pcampaignid=web_share">Scarica l&#8217;APP per Android</a> | <a href="https://apps.apple.com/it/app/112-where-are-u/id888964800">Scarica l&#8217;APP per IPhone</a></p>



<p>Concludendo, la difesa personale è un complesso percorso di conoscenza e preparazione. Ogni passo, anche piccolo, può aiutare a proteggere sé stessi e i propri cari. Iniziare è il gesto più importante: la consapevolezza e la pratica sono la chiave per affrontare il pericolo con lucidità e sicurezza.</p>



<p class="has-text-align-center">&#8220;<em>Un viaggio di mille miglia comincia con un singolo pass</em>o&#8221; Lao Tsu.</p>



<p class="has-text-align-center">&#8220;<em>Una battaglia evitata è una battaglia vinta</em>&#8221; dal libro &#8220;L&#8217;arte della guerra&#8221; di Sun Tsu</p>



<p></p>



<p>Che questo articolo ti abbia convinto o non ti abbia convinto, il mio invito è sempre il medesimo, vieni a provare uno dei miei corsi a PRATO. Info <a href="https://www.difesapersonaleprato.it/corsi.html">difesapersonaleprato.it</a></p>



<p><a href="https://www.difesapersonaleprato.it/giacomo-lucarini.html"><strong>Giacomo Lucarini</strong></a></p>



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		<title>Allenamento e Ricerca</title>
		<link>https://www.kuoshu.net/allenamento-ricerca-kung-fu/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2021 15:43:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ALLENAMENTO E RICERCA &#124; di Francesco Parretti L’allenamento è la pratica fondamentale di ogni disciplina e sport. La nascita di questa parola deriva dalla procedura che ogni individuo cerca per migliorare le proprie prestazioni. Esistono molti tipi di allenamento ognuno</p>
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<h4 class="wp-block-heading">ALLENAMENTO E RICERCA | di Francesco Parretti</h4>



<figure class="wp-block-image size-large no-archivio"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-8492" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-1024x768.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-300x225.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-768x576.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-1536x1152.jpg 1536w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/IMG_0119-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Allenamento tradizionale a coppia | M° Shi Hengjun | Tempio Shaolin</figcaption></figure>



<p>L’allenamento è la pratica fondamentale di ogni disciplina e sport. La nascita di questa parola deriva dalla procedura che ogni individuo cerca per migliorare le proprie prestazioni. Esistono molti tipi di allenamento ognuno dei quali può essere svolto con serie infinite di metodologie, la scelta si restringe se colui che si applica riesce a pianificare i propri obbiettivi in relazione a se stesso e di conseguenza al proprio fisico </p>



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<p>L’allenamento è la pratica fondamentale di ogni disciplina e sport. La nascita di questa parola deriva dalla procedura che ogni individuo cerca per migliorare le proprie prestazioni. Esistono molti tipi di allenamento ognuno dei quali può essere svolto con serie infinite di metodologie, la scelta si restringe se colui che si applica riesce a pianificare i propri obbiettivi in relazione a se stesso e di conseguenza al proprio fisico. L’aneddoto migliore che si possa pensare quando ci si riferisce alla parola “allenamento” è, a mio avviso, quello di avere un corpo ed una mente forte in grado di superare ostacoli che prima ci sembravano insuperabili, convincersi che possiamo migliorare perché in fondo siamo in continua evoluzione. Nell’ambito marziale e non solo, l’allievo novizio non conosce il vero significato di questa parola e quindi è considerevole che il praticante più esperto lo guidi ad usare un metodo corretto ed acquisire una buona dose di volontà nell’eseguirlo. Purtroppo spesso in occidente agli allievi non sempre vengono date sufficienti nozioni al riguardo e perciò sono soggetti a innumerevoli sciocchezze create dalla disinformazione. E’ sempre opportuno documentarsi al riguardo!</p>



<p>Nel&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/stili-di-kung-fu/">Gong fu tradizionale</a>&nbsp;non si smette mai di apprendere e questo implica in noi una costante crescita dell’allenamento: condizionamento, postura, respirazione, velocità, forza e allungamento sono alcuni degli aspetti che il praticante deve esercitare. Per farlo in ogni stile si è sempre utilizzato antichi metodi, trasmessi da maestri ad allievi con la costante pratica dell’arte stessa. Una recente intervista al monaco Shi De Yang cita : “Al&nbsp;tempio Shaolin&nbsp;ci sono sempre stati estenuanti allenamenti, non posso svelare di che si tratta, molte delle cose che non spiego le tengo segrete per proteggere qualche incauto che voglia imitarle… Allenamenti di lotta contro la tempesta, dando sempre il massimo di se stessi; salita con sacchi di sabbia alla caverna di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bodhidharma" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Da Mo</a>, alle cinque del mattino; saltelli a piedi uniti sugli 800 scalini che portano fino ad essa, discesa a carponi, su e giù finché la forza ti viene a mancare….e questo è solo un assaggio di ciò che il tempio, quello autentico, offre.”<br>Certo, sacrificio e volontà sono strettamente necessarie affinché si possa ricevere tutti i benefici dalla nostra sessione di allenamento, ma allo stesso modo sono richieste la concentrazione e l&#8217;abilità di liberarsi dagli effetti della distrazione. E’ questo stato mentale, questa abilità di focalizzare la tua attenzione su cosa stai facendo che conferisce più efficienza all’allenamento, e uno dei modi migliori per ottenerlo è pensare ai nostri muscoli che lavorano durante lo sforzo. Per capire meglio tutto ciò, chiamerò in causa la pratica di alcuni esercizi tradizionali.</p>



<p>“Per sorreggere un palazzo ci vogliono delle solide fondamenta ”, è con questo detto che il pensiero cinese pone molta importanza nell’esercizio di una salda postura. Dalla medesima infatti dipendono la stabilità, l’agilità, la potenza e la duttilità, importantissimi elementi che condizionano il rendimento del praticante. In questo caso, l’allenamento sarà improntato sulle due componenti che la formano: il radicamento e l’allineamento; già dalle parole si può avere un’immagine chiara del loro significato, bisogna saldarsi a terra come una montagna ed imporsi irremovibilmente come la roccia che la compone. L’esercizio più usato nella maggior parte degli stili è lo&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/old/pachichuan.php">zhang zhuan</a>&nbsp;(站桩) , il “palo immobile. Lo scopo dello zhang zhuan è quello di rimanere fermi a lungo in una postura fondamentale del gong fu(bu fa) rinforzando così gli arti inferiori in quanto la posizione che si mantiene è del tutto isometrica, e rendendo il corpo stabile e capace di sviluppare enorme energia.</p>



<p>Costruire una posizione salda e trovarla intuitivamente non è il solo obbiettivo che si deve cercare.<br>La presenza di questo antico esercizio ci insegna sopratutto che esistono dei muscoli di grande importanza da sviluppare: quelli posturali. Otteniamo il controllo su di essi e di conseguenza saremo in grado di muoverci con il minimo sforzo e con la massima efficienza. Un buon esempio di zhang zhuan viene raggiunto quando si riesce a mantenere una posizione non troppo alta (solitamente&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/tecniche-base-kung-fu-chang/">ma bu</a>) per circa 20-30 minuti avendo la sensazione di essere equilibrati, leggeri e stabili. Quando si raggiunge un ottimo livello in questo esercizio, il praticante incrementa il proprio carico lavorativo con il sollevamento e la tenuta di un carico, sempre rimanendo fermi ed immobili nella solita posizione (le immagini riportate illustrano due varianti del metodo di zhang zhuan a carico sostenuto). Stare eretti in questa posizione significa essere delicatamente bilanciati e ben saldi al suolo quando si viene disturbati.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/zhang_zhuang1.jpg" alt="Zhang Zhuang gong fu" width="281" height="388"></td><td><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/zhang_zhuang2.jpg" alt="Zhang Zhuang wushu" width="213" height="388"></td></tr></tbody></table><figcaption>Immagini che rappresentano strumenti di allenamento tradizionale</figcaption></figure>



<p>Spesso negli esercizi di condizionamento fisico ci si trova di fronte alla costante sensazione di “ascoltare” il muscolo sollecitato dallo sforzo. Condizionare, nella terminologia sportiva, significa sottoporre fisico e mente a prove specifiche e riuscire tramite esse a sviluppare e rinforzare qualsiasi elemento del corpo. Ne è un esempio pratico il&nbsp;<em>tui da</em>&nbsp;(腿打), un metodo praticato a coppia che prevede vari esercizi per battere/colpire il proprio corpo con quello del partner. Di solito le parti più usate sono gli avambracci, le mani e le gambe che, venendo colpite in maniera progressiva sviluppano un notevole irrobustimento osseo/muscolare (dal punto di vista scientifico, questo esercizio crea nel praticante, abbondanti fibre elastiche e collagene, nonché lievi ma significative calcificazioni). Tale pratica deve essere condotta con grande attenzione poiché dal momento in cui viene iniziata si dovrà intensificare la potenza dei colpi gradualmente, evitando ematomi e lesioni.</p>



<p>I colpi sferrati non devono mai eccedere, anzi è preferibile rimanere rilassati e morbidi poiché il&nbsp;<em>qi</em>&nbsp;nel nostro organismo rimarrà in circolazione con un afflusso continuo. L’impatto del colpo è come l’eco di un sasso che cade in acqua, il muscolo vibra alla sollecitazione fino a che questa si riduce di intensità.&nbsp; L’esercizio più conosciuto di questo metodo è il&nbsp;<em>san kao bi</em>&nbsp;che letteralmente significa “tre colpi di braccio”: dalla posizione classica&nbsp;<em>ma pu&nbsp;</em>e senza contrarre i muscoli degli avambracci si colpisce tramite questi ogni parte di quelli del compagno andando a creare cosi un movimento dinamico e ripetitivo. Esistono centinaia di varianti e di esercizi, ad esempio nello stile Ba Ji Quan si dedica molto tempo anche a percuotere le anche, il petto e la schiena con serie specifiche di esercizi, spesso contro un palo anziché con il compagno; infatti una particolarità di questo stile è proprio l’allenamento di percussione del palo, il&nbsp;<em>da zhuang gong</em>&nbsp;(打 桩 功), si legga la sezione del Ba Ji Quan per maggiori approfondimenti.</p>



<p>I principi guida e le componenti da tener presenti per pianificare un corretto allenamento sono :</p>



<ol class="wp-block-list"><li>la continuità del lavoro</li><li>l’alternanza di sforzo sul carico lavorativo</li><li>iniziale riscaldamento e defaticamento finale</li><li>adeguamento del ritmo e della durata</li><li>corretto atteggiamento mentale</li><li>particolare attenzione alla respirazione</li><li>(a)- miglioramento delle tecniche di esecuzione<br>(b)- ricerca e correzione dei punti deboli</li><li>allenamento duro e coltivazione di energia e coraggio</li><li>lavoro in uno stato di naturalità (anche con maltempo)</li></ol>



<p>Ognuno di questi punti è da considerarsi “personale”, in quanto si adattano perfettamente all’individuo e si applicano anche ad un lavoro di gruppo. Questi principi sono tipici della mentalità cinese. Infatti mentre per i cinesi è ovvio dedicare il tempo libero all’allenamento, in Occidente questi momenti vengono più spesso dedicati al relax. Fare grossi sacrifici per allenarsi, nel mondo di oggi e’ solitamente &nbsp;ritenuto cosa inutile, ma a quanto pare: gestire il tempo libero ed il lavoro, fare a meno di uscire qualche volta con gli amici, rinunciare a qualche ora di pigrizia e svago, è una cosa per pochi. E’ interessante fare una puntualizzazione sul punto n.9: lavorare in uno stato di naturalità significa allenarsi in un ambiente all’aperto, in qualsiasi condizione atmosferica, poiché il praticante deve sapersi adattare ad ogni circostanza ed evenienza. Lavorare confortevolmente in una palestra attrezzata riduce lo stimolo e facilita il metodo, atrofizzando così la nostra capacità di adattamento e sviluppo personale. Molte volte questo principio viene tralasciato per comodità, quando piove si è riparati, quando è freddo si è al chiuso, quando è caldo si è al fresco e così via; cercare di praticare sia all’aperto che in palestra è una condizione ottimale per far vostri questi principi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/allenamento-ricerca-kung-fu-3.jpg" alt="Esercizi per il condizionamento del corpo"/><figcaption>Allenamento e condizionamento</figcaption></figure>



<p>Per progredire bisogna dunque gradire la fatica fisica, il defunto&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/chang-dsu-yao/">Maestro Chang Dsu Yao&nbsp;</a>scrisse su una nota rivista di arti marziali : “Nei momenti di allenamento con il maestro&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Liu_Baojun">Liu Baojun</a>&nbsp;(劉保軍), l&#8217;atmosfera circostante cambiava, il luogo di allenamento diventava la Cina stessa con i suoi pensieri, la sua cultura, la sua arte e noi ci lasciavamo trascinare da quell&#8217;incanto, dimentichi di tanto sudore e fatica; accanto a noi c&#8217;era sempre il maestro che con il suo volto sereno e severo ci incitava ad andare avanti.”</p>



<p>“A volte le cose capitano per caso, sta a noi individuare quale sia il “caso” da seguire, e questa considerazione vale per la maggior parte delle cose.” E’ il detto cinese che ritengo opportuno per evidenziare l’importanza della scelta; è importante saper distinguere l’ utile da cosa non lo è¸ &nbsp;solo allora possiamo allenarci per sviluppare noi stessi.<br>Poniamo il caso che un praticante sia consapevole che la sua lacuna risieda nella precisione dei movimenti o nell’attenzione verso ciò che fa. Il caso vuole che gli antichi cinesi “costruissero” un metodo dedicato proprio a chi cerca di migliorarsi in tutto ciò. Mi viene in mente un sistema di allenamento molto particolare ed ampiamente usato in molte province della Cina, lo&nbsp;<em>Zhuang fa</em>(桩法) ovvero “il metodo dei pali”; si tratta di un allenamento nel quale ci si muove dalla cima di un palo di sezione circolare all’altro, secondo precise forme o più semplicemente praticando tecniche e spostamenti ben precisi. Lo&nbsp;<em>zhuang fa</em>&nbsp;allena appunto l’equilibrio, le posizioni fondamentali ed in particolar modo l’attenzione sugli spostamenti poiché mentre lo si esegue, molta importanza va dedicata alla focalizzazione su dove si mettono i piedi ed alla postura del corpo (schiena, busto e testa) per evitare di cadere a terra. Molti stili di gong fu usufruiscono di questo metodo, nel Mei Hua Quan ad esempio vengono usati cinque pali disposti a pentagono che simboleggiano il fiore di prugno ed il nome che gli fu dato fu&nbsp; appunto&nbsp;<em>mei hua zhuang</em>&nbsp;(pali del fior di prugno); nel Ba Ji Quan troviamo il&nbsp;<em>si bu zhuang fa</em>&nbsp;(pali dei quattro passi) che si basa su quattro tronchi disposti a quadrato. Il metodo dei pali lo troviamo anche nello Shaolin Quan tradizionale dove venivano usati ben sette tronchi dando vita al metodo&nbsp;<em>qi xing zhuang fa</em>&nbsp;(pali delle sette stelle) reso famoso dai lunghi arbusti intagliati che si ergevano a circa due metri da terra.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/allenamento-ricerca-kung-fu-1.jpg" alt="Zhangzhuang kung fu" width="282" height="384"></td><td><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2021/11/allenamento-ricerca-kung-fu-2.jpg" alt="kung fu esercizi tradizionali sui pali" width="340" height="384"></td></tr></tbody></table><figcaption>Altre rappresentazioni di esercizi tradizionali</figcaption></figure>



<p>Tutti gli esercizi descritti sono sempre stati trasmessi dagli antichi maestri come tesori dal valore inestimabile, coniati da un’essenza unica che in altri allenamenti (quelli sportivi ad esempio) non troviamo. Essi non cercavano un elevato numero di allievi come si usa oggi nelle palestre, ma miravano all’accrescimento di taluni trasmettendo loro tutto il proprio sapere.<br>Oggi che abbiamo la possibilità di imparare e trasmettere, eseguiamo gli allenamenti con lo stesso sacrificio e passione, ed apprendiamoli con la medesima importanza perché altrimenti andranno persi secoli di tradizione, come purtroppo sta in parte accadendo.</p>



<p>Cercare, Informarsi, Studiare, Praticare, quattro parole con un grande significato marziale che vengono rese concrete solo con la dedizione; cercate la vostra vera strada, informatevi su come poterci arrivare, studiatene ogni minimo particolare e praticatela con rigore per poter giungere al<br>traguardo. Alla fine vi accorgerete che sarà solo un altro principio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Di Francesco Parretti</strong></p></blockquote>
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		<title>Cinema e Kung Fu</title>
		<link>https://www.kuoshu.net/cinema-kung-fu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giack]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 17:23:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecniche di Kung fu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinema e Kung Fu &#124; di Guido Mazzoni Le arti marziali, soprattutto come incarnazione emblematica del kung fu (inteso come &#8220;lavoro svolto con perizia&#8221; e raggiunto attraverso molta pratica e fatica), sono sempre state una parte integrante della cultura cinese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Cinema e Kung Fu | di Guido Mazzoni</h4>



<figure class="wp-block-image size-full no-archivio"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="720" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinema-kung-fu.jpg" alt="Kung_fu_cinema2" class="wp-image-8123" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinema-kung-fu.jpg 1280w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinema-kung-fu-300x169.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinema-kung-fu-1024x576.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinema-kung-fu-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption>Tratta da &#8220;Iron fists and and Kung Fu kicks&#8221;</figcaption></figure>



<p>Le arti marziali, soprattutto come incarnazione emblematica del kung fu (inteso come &#8220;lavoro svolto con perizia&#8221; e raggiunto attraverso molta pratica e fatica), sono sempre state una parte integrante della cultura cinese e hanno esercitato una presenza costante sull&#8217;immaginario di cantastorie, poeti, scrittori e, in seguito, di cineasti. Questo articolo affronta il tema Cinema e Kung fu dagli albori fino ai giorni nostri.</p>



<span id="more-8121"></span>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>IL WUXIAPIAN</strong></h4>



<p>La presenza delle arti marziali nella narrazione di storie in Cina ha radici antiche e si può far risalire fino a un paio di secoli prima di Cristo, quando erano diffusi racconti di genere storico-cavalleresco (yóuxiá 游侠) i cui protagonisti erano spadaccini formidabili. Questa tradizione si è andata mescolando a elementi di genere fantastico e durante la dinastia Ming è diventata famosa col nome di wǔxiá (武俠) ossia “codice d’onore marziale” o “cavaliere errante marziale”. Le storie wuxia sono ambientate nella Cina antica e narrano tipicamente di uomini solitari, conoscitori di arti marziali e spesso spadaccini, che dopo essere caduti in disgrazia o aver ricevuto un’offesa si trovano a dover compiere grandiose avventure per riscattarsi.<br><br>Nel cinema narrativo delle origini è stato un uso comune in tutto il mondo quello di adattare per il cinema le opere letterarie. Questo semplificava i lavori di scrittura del film ed offriva al pubblico qualcosa che questo già conosceva, ma in una forma nuova (quella cinematografica), rendendolo così un prodotto accattivante. Così in Cina, in particolare tra gli anni ’20 e ’30 a Singapore, ha avuto grandissima diffusione il genere cinematografico wǔxiápiàn (武侠片) ossia il “filone wuxia” del cinema, in cui venivano adattate per lo schermo le opere wuxia. In seguito alla guerra Sino-Giapponese degli anni ’30, gran parte dell’industria cinematografica cinese si rifugiò ad Hong Kong, dove la produzione di wuxiapian riprese rigogliosa fino agli anni ’70, quando fu in parte domata dalla grande richiesta di film di Kung fu con ambientazione moderna. Film importanti di questi anni sono quelli prodotti dalla&nbsp;<a href="http://www.shawstudios.com/">Shaw Brothers</a>, la più potente casa di produzione cinematografica del sud-est asiatico, come “Mantieni l’odio per la tua vendetta” (1967) di Chang Cheh, e i vari sequel sulla storia dello spadaccino monco, e “A touch of Zen – La fanciulla cavaliere errante” (1971) di King Hu. In anni recenti il wuxiapian sta riscuotendo grande successo anche in occidente. Dopo la vittoria di ben quattro oscar da parte de “La tigre e il dragone” (2000)di Ang Lee, si sono succeduti una serie di wuxiapian con ottimi risultati al botteghino nel mercato occidentale: “Hero” (2002) e “La foresta dei pugnali volanti” (2004) di Zhang Yimou, “Seven Swords” (2005) di Tsui Hark.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/old/pics/shaw_brothers2006.jpg" alt="Shaw Brothers"/></figure>



<p>Il wuxiapian è un genere cinematografico in costume in cui si affrontano spadaccini volanti e combattenti formidabili e spesso le forze del male sono costituite da maghi, spettri e altri esseri fantastici. I combattimenti sono spettacolari e assomigliano a danze acrobatiche, svolgendosi a diversi metri da terra con gli attori appesi a cavi resi invisibili attraverso il posizionamento della cinepresa o eliminati in post-produzione. La recitazione è enfatica e teatrale, fortemente influenzata dalla tradizione dell’Opera di Pechino.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>IL GONGFUPIAN</strong></h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/old/pics/Wong_fei_hung.jpg" alt="Wong Fei Hung"/><figcaption> Wong Fei Hung </figcaption></figure></div>



<p>Agli inizi degli anni ’70, in seguito a una serie di film fortunati sulla storia di&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wong_Fei_Hung" target="_blank">Wong Fei Hung</a>&nbsp;(famoso rivoluzionario della fine dell’800, grandissimo maestro di arti marziali), cominciò una produzione, che divenne esponenziale, di film ambientati nell&#8217;era moderna che narravano di combattimenti più realistici e senza influssi magici. Il gōngfupiàn (功夫片), ossia il “filone gongfu” del cinema, ha avuto un grandissimo successo e ha dominato il mercato cinematografico asiatico fino agli anni ’90.</p>



<p></p>



<p>Le storie di gongfupian sono incentrate prevalentemente sulla vendetta. Un artista marziale (o una scuola di arti marziali) riceve un torto e si deve vendicare. I combattimenti si svolgono quasi sempre a mani nude o al massimo con armi contundenti e raramente con armi bianche. I combattimenti sono più realistici di quelli del wuxiapian e si basano quasi esclusivamente sulle capacità atletiche degli attori.<br>Quello che è considerato il primo film del genere è “La morte nella mano” (1970) &#8220;The Chinese Boxer&#8221;, scritto, diretto e interpretato da&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wang_Yu" target="_blank">Jimmy Wang Yu</a>&nbsp;(già famosissimo all&#8217;epoca per aver interpretato lo spadaccino monco nella serie di film di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chang_Cheh">Chang Cheh</a>). La storia è semplice (sarà un classico del genere) ed è un pretesto per mostrare combattimenti spettacolari: un combattente ossessionato dalla vendetta, un finale tragico, e un pizzico di nazionalismo anti giapponese che spesso caratterizzerà i gongfupian (anche nei film di&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/bruce-lee">Bruce Lee</a>&nbsp;gli avversari vestono spesso il karategi giapponese).</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="213" class="wp-image-8130" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/the_chinese_boxer.jpg" alt="The Chinese Boxer"> </td><td><img loading="lazy" decoding="async" width="140" height="140" class="wp-image-8131" style="width: 140px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/wang_yu_1.jpg" alt="Jimmy Wang Yu"></td></tr></tbody><tfoot><tr><td> <em>The Chinese Boxer</em> </td><td> <em>Jimmy Wang Yu</em> </td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>



<p><br>Il film che ha portato alla notorietà i gongfupian in occidente è stato “Cinque dita di violenza” (1971) di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Jeong_Chang-hwa" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="Jeong Chang-Hwa (apre in una nuova scheda)">Jeong Chang-Hwa</a>, interpretato da Lo Lieh. Il film fu acquistato dalla Warner Bros e distribuito in occidente riscuotendo un discreto successo. Lo Lieh, che fino ad allora aveva interpretato solo parti minori spesso come cattivo, divenne l’icona delle arti marziali in occidente (prima di essere oscurato da Bruce Lee) ed ottenne delle parti anche in un paio di coproduzioni internazionali. La storia del film narra la rivalità tra due scuole di arti marziali e non è particolarmente originale, tanto che il successo occidentale rimase inspiegabile per gli stessi produttori della Shaw Brothers che consideravano questo film come uno fra i tanti gongfupian standardizzati che venivano prodotti ogni anno.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="264" class="wp-image-8137" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinqueditadiviolenza.jpg" alt="Cinque dita di violenza" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinqueditadiviolenza.jpg 218w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/cinqueditadiviolenza-170x300.jpg 170w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="214" class="wp-image-8139" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/2e4e069f5b4a16fd503c335762237475.jpg" alt="Jeong Chang-Hwa"></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em> Five Fingers of Death </em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"> <em>Jeong Chang-Hwa </em></td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>
</div></div>



<p>Fra i migliori film degli inizi si ritrovano nuovamente quelli di Chang Cheh, che dopo aver fatto la fortuna del wuxiapian, ha diretto una serie di capolavori del gongfupian come “Il drago si scatena” (1972), “Blood Brothers” (1973), “Heroes Two” (1974), “Il padrino di Chinatown” (1977) e “Le furie umane del Kung fu” (1978).</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="216" class="wp-image-8141" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/the_blood_brothers.jpg" alt="The blood brothers"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="180" class="wp-image-8142" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Cheh.jpg" alt="Chang Cheh"></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em> The Blood Brothers </em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"> <em>Chang Cheh </em></td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<p><br>La definitiva consacrazione del genere si ha quando&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/bruce-lee">Bruce Lee (Li Xiao Long)</a>, diventato già famoso ad Hong Kong con i suoi primi due film diretti da Lo Wei “Il furore della Cina colpisce ancora” (1971) e “Dalla Cina con furore” (1972) (distribuiti in Italia in ordine inverso), dirige e interpreta “L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente” (1972) che oltre ad essere il primo film di Hong Kong ad essere stato girato in un paese extra-asiatico, fece anche il record d’incassi per un film di gongfu. Il film è ambientato a Roma e contiene una delle scene di gongfu più famose della storia del cinema: il combattimento fra Bruce Lee e&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.chucknorris.com/" target="_blank">Chuck Norris</a>&nbsp;all’interno del Colosseo. Mentre stava lavorando alla realizzazione di “The Game of Death” (film mai terminato), Bruce Lee venne chiamato dalla Warner Bros per interpretare il protagonista in “I tre dell’operazione drago” (1973). Morì poco dopo la realizzazione del film, ancor prima che fosse distribuito nelle sale.<br>Per maggiori approfondimenti su vita e morte di Bruce Lee suggeriamo la lettura del nostro articolo a lui dedicato. (<a href="https://www.kuoshu.net/old/bruce.php">Bruce Lee &#8211; Il Piccolo Drago</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/03-brucelee-vs-chucknorris-1024x749.jpg" alt="Bruce Lee Vs Chuck Norris" class="wp-image-8147" width="768" height="562" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/03-brucelee-vs-chucknorris-1024x749.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/03-brucelee-vs-chucknorris-300x220.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/03-brucelee-vs-chucknorris-768x562.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/03-brucelee-vs-chucknorris.jpg 1093w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption> Bruce Lee e Chuck Norris in: &#8220;L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente&#8221; <br> Le riprese sono state fatte all&#8217;interno del Colosseo (Roma) </figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="243" height="335" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/36chamberofshaolin.jpg" alt="" class="wp-image-8152" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/36chamberofshaolin.jpg 243w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/36chamberofshaolin-218x300.jpg 218w" sizes="auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px" /><figcaption> 36° Chamber of Shaolin </figcaption></figure></div>



<p><br>Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 fu&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lau_Kar_Leung">Liu Chia Liang</a>&nbsp;conosciuto anche sotto il nome cantonese di Lau Kar Leung ( 劉家良), noto coreografo della Shaw Brothers, a impugnare le redini del gongfupian e a dirigere una serie di capolavori ambientati nel tempio di Shaolin, in cui il protagonista si trova ad affrontare (oltre che al classico desiderio di vendetta) un duro allenamento per apprendere le arti marziali. Il primo film su questo tema fu “The 36th chamber of Shaolin” (1978), seguito da “Shaolin Manthis” (1978) e “Shaolin challenges Ninja” (1979).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="189" height="227" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lau-Kar-Leung.jpg" alt="" class="wp-image-8153"/><figcaption>Liu Chia Liang</figcaption></figure></div>



<p>Sulla scia del successo di questi film anche la Repubblica Popolare tentò la strada dei film di gongfu producendo una serie di tre film, con interprete&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jet_Li" target="_blank">Jet Li</a>&nbsp;(Li Lianjie 李連杰), per lanciare su scala internazionale la riscoperta del&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/wushu-moderno">wushu moderno</a>: “Shaolin Temple” (1982), “Kids of Shaolin” (1984) e “Martial arts of Shaolin” (1986). </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="240" height="232" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/jetli.jpg" alt="" class="wp-image-8160"/><figcaption> Li Lianjie 李連杰  in Arte Jet Li</figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="240" height="344" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_temple.jpg" alt="Shaolin Temple" class="wp-image-8155" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_temple.jpg 240w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_temple-209x300.jpg 209w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /><figcaption>Shaolin Temple</figcaption></figure></div>



<p>Per girare quest’ultimo episodio fu chiamato alla regia lo stesso Liu Chia Liang che ad Hong Kong aveva fatto la fortuna sui film ambientati nel monastero, e gli fu concesso (prima volta nella storia del cinema) di girare il film nel vero monastero di Shaolin. In questi stessi anni si stava affermando un altro grande regista, coreografo e profondo conoscitore di arti marziali, Yuen Woo-Ping, che ha diretto alcuni film sulla storia degli stili di gongfu: “Tai Chi Master” (1993) e “Wing Chun” (1994).</p>



<p>Verso la metà degli anni ’90 il genere è andato via via perdendo di popolarità, ma recentemente ha riscosso nuovamente un certo successo internazionale con “Fearless” (2006) di&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ronny_Yu" target="_blank">Ronny Yu</a>, interpretato da Jet Li, che ha anche il merito di essere stato il primo film di arti marziali cinesi il cui doppiaggio italiano non abbia storpiato i termini usati nella versione originale: le “arti marziali” vengono chiamate wushu e non più kung fu (termine reso popolare proprio dal cinema di Hong Kong) o peggio katate o judo come negli anni ’70-’80.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="223" class="wp-image-8161" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/fearless.jpg" alt=""></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="196" class="wp-image-8162" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/RonnyYu.jpg" alt=""></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em> Fearless</em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"> <em>Ronny Yu</em></td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Dal Film Fearless con Jet Li | Scena dialogo con Anno Tanaka" width="891" height="668" src="https://www.youtube.com/embed/crCEv8XTAXY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>LA GONGFU-COMEDY</strong></h4>



<p>Sul finire degli anni ’70 il realismo che il gongfupian aveva imposto sul wuxiapian sembrava a sua volta aver stancato, così da una parte ci fu chi come Chang Cheh tentò di rendere più interessante il gongfu con un pizzico di fantastico (in “Le furie umane del Kung fu” (1978) ci sono cinque combattenti che possiedono i poteri velenosi di altrettanti animali) e chi cambiò totalmente registro, pur mantenendo i combattimenti. E’ l’avvento delle commedie di arti marziali, dominate dalla plasticità atletica ed espressiva di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jackie_Chan" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jackie Chan (Chan Kong-Sang 陳港生)</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sammo_Hung" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sammo Hung (Samo Hung 洪金寶)</a>&nbsp;che hanno fatto la nuova fortuna delle arti marziali nel cinema, prima separatamente e poi anche insieme come nel film “Project A” (1983) (primo film diretto dallo stesso Jackie Chan e considerato uno dei suoi migliori).</p>



<p>Jackie Chan, che cominciò la sua carriera da bambino nell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Opera_di_Pechino" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Opera di Pechino</a>&nbsp;studiando assieme a Sammo Hung e&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yuen_Biao" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yuen Biao</a>, fece inizialmente lo stuntman (partecipando anche ai primi due film di Bruce Lee).&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_Wei" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lo Wei</a>, che stava ancora cercando un nuovo Bruce Lee col quale continuare la fortuna dei suoi primi film, scelse il giovane Jackie Chan per girare “The new fist of Fury” (1976) e un altro paio di film mediocri che furono dei clamorosi flop. Ma nel frattempo Jackie fu notato da&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yuen_Wo_Ping" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yuen Woo-Ping (Yuen Woo Ping 袁和平)</a>&nbsp;che gli offrì di interpretare il famoso personaggio di Wong Fei Hung in “Drunken Master” (1978) e “Jackie Chan, la mano che uccide” (1978), due film perfettamente riusciti che lanciarono Jackie Chan verso la notorietà anche in occidente. La novità assoluta di questi film fu data dall’intuizione azzeccata di Yuen Woo-Ping di poter sfruttare le caratteristiche atletiche e mimiche di Jackie Chan per creare delle commedie basate sulle arti marziali mescolandoci tratti tipici della slapstick comedy.<br>La formula risultò fortunata e ed è stata usata molto da Jackie Chan, così come dal suo amico Sammo Hung, anche quando questi si sono messi dietro la macchina da presa, giungendo a fare film anche in America.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="205" class="wp-image-8165" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/the_drunken_master.jpg" alt="" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/the_drunken_master.jpg 252w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/the_drunken_master-219x300.jpg 219w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="200" class="wp-image-8166" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/jakie_chan-e1581959624908.jpg" alt=""></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em> The Drunken Master </em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">Jakie Chan</td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<p>Jackie Chan è stato uno degli attori di arti marziali cinesi più prolifici negli Stati Uniti e ha ricevuto il Guinness dei primati per la categoria “maggior numero di stunts fatti da un attore vivente”.<br>Recentemente la commedia di gongfu è tornata alla ribalta in occidente con due fortunati film di Stephen Chow: “Shaolin Soccer” (2001) e “Kung Fusion” (2004).</p>



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<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="213" class="wp-image-8167" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/Shaolinsoccer.jpg" alt=""></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="214" class="wp-image-8168" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/kung_fusion.jpg" alt=""></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em> Shaolin Soccer</em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">Kung Fusion</td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>ARTI MARZIALI CINESI E CINEMA OCCIDENTALE</strong></h4>



<p>Nella concezione del cinema occidentale i film d&#8217;azione si risolvono attorno a tre grandi regole generali: esplosioni, sparatorie e combattimenti corpo a corpo. Questi sono considerati gli elementi essenziali attorno ai quali deve ruotare un film d&#8217;azione. La storia narrata, oltre ad essere gradevole, deve giustificare questi elementi e portarli al più alto grado di spettacolarità possibile.<br>Ma l&#8217;elemento più importante di ogni storia è sempre il combattimento corpo a corpo, che si svolgerà alla fine del film tra il protagonista e l&#8217;antagonista, quando entrambi abbandoneranno le armi per fronteggiarsi a mani nude in una lotta in cui vincerà non chi possiede le armi migliori ma chi è più forte. Vincerà il migliore.<br>Il motivo che ha portato le arti marziali orientali a diventare il più usato metodo di combattimento corpo a corpo nel cinema occidentale è stato l&#8217;altissimo grado di spettacolarità a cui queste si prestano. Lo scontro finale tra bene e male non si risolve in una semplice &#8220;scazzottata&#8221; ma in un elegante e suggestivo combattimento acrobatico. E&#8217; questo il motivo per cui, soprattutto in tempi recenti, anche nel cinema occidentale le scene di combattimento corpo a corpo sono coreografate da maestri di arti marziali orientali. Un caso su tutti è quello di Yuen Woo-Ping, chiamato a Hollywood per curare le coreografie di film i cui combattimenti sono diventati famosissimi come per le serie di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrix" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Matrix”</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andy_Wachowski" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andy e Larry Wachowski</a>&nbsp;e di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kill_Bill">Kill Bill</a>” di&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quentin_Tarantino" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quentin Tarantino</a>.</p>



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<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="217" class="wp-image-8170" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/kill_bill.jpg" alt=""></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="154" class="wp-image-8171" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/Quentin_Tarantino.jpg" alt=""></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em>Kill Bill</em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">Quentin Tarantino</td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<p>Negli Stati Uniti sono stati prodotti almeno due film importanti che parlano delle arti marziali, ancor prima che dei combattimenti, e del loro rapporto con la cultura occidentale: da una parte&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dragon_-_La_storia_di_Bruce_Lee" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Dragon, la storia di Bruce Lee”&nbsp;</a>(di Rob Cohen 1993) racconta la vita del famoso attore, interpretata da&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jason_Scott_Lee" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Scott Lee</a>&nbsp;e contemporaneamente ci offre un plausibile quadro dell’impatto che hanno avuto le arti marziali in occidente attraverso il suo insegnamento in America; dall’altra “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Iron_&amp;_Silk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ferro e Seta</a>” (di Shirley Sun 1990) tratto dal libro &#8220;La Spada e la Seta&#8221; di&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Salzman" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mark Salzman</a>&nbsp;che ci mostra l’impatto opposto: quello che subisce un occidentale (lo stesso Mark Salzman in questo caso) nel suo viaggio in Cina, dove viene a conoscenza della cultura ma anche delle arti marziali di questo paese e ne rimane affascinato.</p>



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<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class=""><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="212" class="wp-image-8172" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/Ferroeseta.jpg" alt=""></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="213" class="wp-image-8173" style="width: 150px;" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/02/Dragon_the_movie.jpg" alt=""></td></tr></tbody><tfoot><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><em>Ferro e Seta</em></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">Dragon</td></tr></tfoot></table></figure>
</div></div>
</div></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/old/pics/Mark_Salzman.jpg" alt="Mark Salzman"/><figcaption>Mark Salzman &#8211; Attore / Scrittore</figcaption></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Di <a href="https://www.facebook.com/guido.mazzoni">Guido Mazzoni</a></p></blockquote>



<p><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Stephen Gunn, Bruce &amp; Brandon Lee. I segreti del cinema di arti marziali, Sperling &amp; Kupfer, 1998</li><li>Alberto Pezzotta, Tutto il cinema di Hong Kong, Baldini &amp; Castoldi, Milano, 1999</li><li>AA.VV., Cinemasia, Marsilio, 1983</li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kuoshu.net/cinema-kung-fu/">Cinema e Kung Fu</a> proviene da <a href="https://www.kuoshu.net">Kuoshu.net</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Arti Marziali</title>
		<link>https://www.kuoshu.net/le-arti-marziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giack]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 13:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Allenamento]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa Personale]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo lucarini]]></category>
		<category><![CDATA[Kung Fu]]></category>
		<category><![CDATA[Sanda]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche di Kung fu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Arti Marziali &#124; di Giacomo Lucarini Una mia personale analisi sullo stato dell&#8217;essere delle Arti Marziali e la loro evoluzione nel contesto generale e nel contesto particolare del Kung Fu con riferimenti al mio metodo di insegnamento e al</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kuoshu.net/le-arti-marziali/">Le Arti Marziali</a> proviene da <a href="https://www.kuoshu.net">Kuoshu.net</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Le Arti Marziali | di Giacomo Lucarini</h4>



<figure class="wp-block-image size-large no-archivio"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/arti-marziali-1024x768.png" alt="Arti Marziali" class="wp-image-7985"/><figcaption>Arti Marziali | Di <a href="https://www.kuoshu.net/member/giacomo-lucarini/">Giacomo Lucarini</a></figcaption></figure>



<p>Una mia personale analisi sullo stato dell&#8217;essere delle Arti Marziali e la loro evoluzione nel contesto generale e nel contesto particolare del Kung Fu con riferimenti al mio metodo di insegnamento e al mio concetto di Arte Marziale aperta.</p>



<span id="more-7893"></span>



<p>Ho deciso di scrivere questo articolo, nella speranza di poter chiarire l&#8217;opinione, assolutamente personale, che ho maturato dopo 16 anni di insegnamento e 35 anni di pratica nelle <strong>Arti Marziali</strong>. Durante questo periodo, non certo breve né superficiale, ho avuto modo di praticare svariate discipline e soprattutto di formarmi e confrontarmi con moltissimi Maestri in diversi tipi di percorsi. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Arti Marziali, Discipline del Benessere e Sport da contatto.</h4>



<p>Il primo passaggio fondamentale per me, è quello di chiarire il concetto di <strong>Arte Marziale</strong>. Vediamone intanto alcune definizioni:</p>



<p class="has-text-align-center"><a rel="noreferrer noopener" aria-label="Wikipedia alla voce Arte Marziale scrive: (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_marziale" target="_blank">Wikipedia alla voce &#8220;Arte Marziale&#8221; scrive:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Con&nbsp;arte marziale&nbsp;si intende un insieme di pratiche fisiche e mentali legate al combattimento &#8220;</p></blockquote>



<p class="has-text-align-center"><a rel="noreferrer noopener" aria-label="Garzanti alla voce &quot;Marziale&quot; da scrive: (apre in una nuova scheda)" href="https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=marziale" target="_blank">Garzanti alla voce &#8220;Marziale&#8221; scrive:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8221; &nbsp;Che si riferisce alla guerra, al combattimento militare:<em>&nbsp;tattica marziale</em>&nbsp;| (lett.) che si riferisce a Marte, dio della guerra[&#8230;]&#8221;</p></blockquote>



<p>Le Arti Marziali sono infatti le &#8220;Arti della Guerra&#8221;, che in cinese vengono definite con il termine &#8220;Wushu&#8221;  (武术) dove appunto Wu(武) sta per Guerra/Combattimento e Shu(术) sta per Arte. Wushu è uno dei tanti sinonimi del termine più generico <a href="https://www.kuoshu.net/kung-fu/">Kung fu</a>.</p>



<p>Le Arti Marziali sono quindi dei metodi di allenamento fisico e mentale che hanno come scopo principale quello di aumentare il livello di autoprotezione dell&#8217;individuo e di predisporlo al combattimento corpo a corpo.</p>



<p>Ma facciamo un passo indietro.<br>Le Arti Marziali, fin dagli albori, si sono spesso fuse e mischiate con varie altre discipline di origine più filosofica e spirituale complementari all&#8217;allenamento funzionale al combattimento. Queste discipline avevano come obiettivo la salvaguardia della salute fisica e il rafforzamento dello spirito. Non erano quindi Arti Marziali, in quanto non davano alcun apporto tecnico al combattimento, ma venivano praticate come utile complemento per il miglioramento della persona. Sto parlando ovviamente di tutte quelle discipline che includono la respirazione, la meditazione statica e dinamica e la cura della salute attraverso le più svariate pratiche. Anche nelle antiche leggende che si raccontano sulle origini del Kung fu ad esempio, si parla di un fantomatico incontro tra i Monaci Guerrieri del Tempio Shaolin e un Monaco Zen (<a rel="noreferrer noopener" aria-label=" (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bodhidharma" target="_blank">Bodhidharma</a> o <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Daruma (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bodhidharma" target="_blank">Daruma</a> 達磨) nel quale si fusero per la prima volta le discipline Marziali a quelle del Benessere, apportando a quest&#8217;ultime notevoli miglioramenti. Anche se questa storia non trova conferme storiche precise, è indubbio che questo passaggio ci sia comunque stato e che abbia comunque rappresentato un grosso cambiamento nella pratica delle Arti Marziali.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="696" height="392" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/buddha-1.jpg" alt="Bodhidarma e Monaci Shaolin Shaolin" data-id="7990" data-full-url="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/buddha-1.jpg" data-link="https://www.kuoshu.net/?attachment_id=7990" class="wp-image-7990" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/buddha-1.jpg 696w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/buddha-1-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Incontro tra Arte Marziale e Cultura Chan (Zen) </figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Una disciplina del benessere può apportare indubbiamente un aspetto positivo in più all&#8217;Arte Marziale e alla formazione di un combattente ma non la può assolutamente sostituire. Una disciplina del Benessere praticata a sé stante, non è un&#8217;Arte Marziale e non forma l&#8217;individuo al combattimento nella maniera più assoluta. <br><br>Qual è quindi la principale discriminante tra questi due tipi di pratica?<br>Un&#8217;Arte Marziale, avendo come scopo principale quello del combattimento, per essere definita tale, deve prevedere indiscutibilmente il <strong>confronto fisico non collaborativo</strong> in qualche parte del suo programma.</p>



<p>Tutte le discipline che non prevedono il confronto fisico non collaborativo ma che comunque possono essere complementari all&#8217;Arte Marziale, è più corretto definirle discipline del benessere o di ispirazione filosofico/religiosa.</p>



<p>In base a questa premessa, è importante aver chiaro lo scopo per il quale si pratica una disciplina.</p>



<p><strong>Lo scopo è migliorare l&#8217;autodifesa oltre che la salute psico-fisica?</strong> <br>Allora nella pratica, da qualche parte ci dovrà essere un confronto fisico non collaborativo, quindi si sta praticando un&#8217;<strong>Arte Marziale</strong>.</p>



<p><strong>Lo scopo è solo migliorare la salute psicofisica? </strong><br>Allora il confronto fisico non collaborativo può venire meno, ma in questo caso ci riferiamo verosimilmente ad una <strong>disciplina del benessere</strong> piuttosto che ad un&#8217;Arte Marziale.</p>



<p><strong>Lo scopo è la ricerca e il mantenimento di una tradizione?</strong><br>Ci sono moltissimi praticanti, che hanno come scopo principale la ricerca dell&#8217;autenticità. Queste persone, fanno della loro pratica un&#8217;esperienza mista che alterna l&#8217;allenamento fisico alla ricerca bibliografica e puramente accademica. Ricercano ad esempio le sequenze più tradizionali, i lignaggi più puri, i programmi tecnici più vicini possibile a quelli tramandati dai Maestri fondatori dei vari stili, ai quali si legano in modo più o meno diretto attraverso il numero di generazione (Es. &#8220;<em>14a generazione dello stille xx del Maestro xy</em>&#8220;) e che sbandierano come un prezioso pedigree. In questo caso, non solo il confronto non collaborativo viene in secondo piano o addirittura è assente, ma spesso si rifiutano volutamente anche le varie evoluzioni che alcune tecniche o sequenze di allenamento possano aver subito negli anni,  esclusivamente perché la loro idea è quella di preservare l&#8217;originalità dell&#8217;Arte o dello stile e non quello funzionale ed applicativo. Questi studiosi, spesso molto esperti sulla materia, trascorrono molto tempo a parlare dell&#8217;Arte Marziale e a raccogliere informazioni che in qualche modo possano accreditarne l&#8217;appartenenza ad uno specifico ramo più simile possibile all&#8217;originario. La loro frangia più estrema è rappresentata dai &#8220;Keyboard Lions&#8221; mentre quella più moderata ed onesta, svolge un prezioso compito per la preservazione storica delle Arti antiche.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lineage-chart-1.jpg" alt="Lignaggio | Discendenza | Maestri | Arti Marziali" class="wp-image-8054" width="375" height="406"/><figcaption>Esempio di Lignaggio che certifica la relazione di appartenenza diretta  ad un preciso ramo di una Scuola o di uno stile</figcaption></figure></div>



<p><strong>Derive sterili e false idee di efficacia</strong><br>Se fosse chiaro il concetto che ho spiegato sopra, non ci si troverebbe a che fare con situazioni imbarazzanti nelle quali &#8220;cinture nere&#8221; o comunque esperti delle più svariate discipline, non sono in grado neppure di togliere il ciuccio di bocca a un lattante. Purtroppo il panorama delle Arti Marziali è pieno di sedicenti &#8220;combattenti&#8221; che trascorrono ore ad analizzare e a parlare delle tecniche nel tentativo di renderne l&#8217;esecuzione accademicamente &#8220;perfetta&#8221; ed impeccabile, ma che in realtà non hanno la minima idea di quanto questa sia più o meno efficace in un contesto reale; contesto per il quale, in realtà, originariamente la tecnica sarebbe nata. Non c&#8217;è assolutamente nulla di male nel praticare una disciplina senza confronto fisico non collaborativo, anzi! Esistono discipline molto belle che migliorano ed arricchiscono il praticante. Ognuno può e deve fare quello che più lo gratifica. L&#8217;errore nasce nel continuare a considerare queste discipline, funzionali alla difesa personale o al combattimento. In questi casi, spesso anche in buona fede, si creano delle false idee di competenza tecnica, efficaci solo sulla carta o comunque finché &#8220;si gioca&#8221; insieme in maniera collaborativa.</p>



<p><strong>Ma allora le Forme o Kata?</strong><br>In molte Arti Marziali si tramandavano e si tramandano sequenze di tecniche da eseguire con un certo ritmo e determinazione. La prima cosa da dire su queste sequenze è che &#8220;sono belle!&#8221; e praticarle dà effettivamente molta soddisfazione. La loro esecuzione è una forma di meditazione dinamica molto efficace che migliora decisamente il praticante a livello psicofisico. Praticare le forme, attiva tutto il corpo, lo mantiene elastico e forte. Eseguire costantemente questi esercizi migliora la coordinazione motoria, l&#8217;equilibrio e la postura statica e dinamica. Durante le forme si impara il giusto modo di gestire la respirazione, di concentrare l&#8217;intenzione e di emettere la forza (Fajin 發勁). Una forma, è un insieme di tecniche precise messe in correlazione l&#8217;una con l&#8217;altra in una sequenza che rappresenta anche una sorta di archivio da mantenere, memorizzare e tramandare ai posteri. Se conosco una forma, conosco ogni singola tecnica e posizione in essa contenuta. E&#8217; come una cartella con al suo interno molti files. <br><br>Ma praticare solo le forme serve per prepararsi ad un confronto fisico reale? <br><br>No. Si possono collezionare moltissime forme, ma se le sequenze non vengono poi testate con avversari non collaborativi, si torna al discorso di prima. Questo per ribadire che io sono assolutamente contrario a chi afferma che &#8220;le forme sono inutili&#8221; perché non è vero, ma sono nello stesso tempo d&#8217;accordo con chi afferma &#8220;non si può imparare a difendersi solo con le forme&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-1024x679.jpg" alt="Monaco Shaolin che esegue una forma di bastone" class="wp-image-7997" width="768" height="509" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-1024x679.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-300x199.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-768x509.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-1536x1019.jpg 1536w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/DSCF0332-2048x1358.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Monaco Shaolin che esegue una forma con bastone</figcaption></figure>



<p><strong>Sequenze prestabilite a coppia</strong><br>In molte Arti Marziali, sono previsti esercizi tecnici da fare a coppia. Nel Kung Fu prendono il nome di Duilian, Duida, Boji, ecc, ma esistono in quasi tutte le discipline (Judo, Karate, Jiujitsu, Pugilato, lotta, solo per dirne alcune). In questo caso la funzionalità al combattimento c&#8217;è nella misura in cui a questi sparring  venga sempre abbinato il confronto non collaborativo. Questi esercizi sono molto utili per imparare a gestire le distanze, aumentare i riflessi, condizionare gli arti e automatizzare delle sequenze tecniche precise. Lo stesso Maestro Chang Weishin, spesso afferma che &#8220;le forme sono per la salute. Se vuoi fare combattimento, devi allenare molto Duida&#8221;.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="429" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_paints.jpg" alt="Dipinti nel Monastero Shaolin" class="wp-image-8064" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_paints.jpg 640w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/shaolin_paints-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Dipinti nel Monastero Shaolin che rappresentano esercizi di sparring a coppia (Duilian)</figcaption></figure></div>



<p><strong>Sport da contatto</strong><br>Negli sport da contatto, originati dalle Arti Marziali, la componente del confronto fisico non collaborativo non manca certamente. La cosa che però allontana queste discipline dall&#8217;Arte del Combattimento o della Difesa Personale, sono i regolamenti. Dal momento che si prepara una gara di un qualunque sport da contatto,  venendo assegnato un punteggio, legato al verificarsi o meno di determinate circostanze, è inevitabile che lo scopo principale diventi fare punti e non farseli fare. Esattamente come accade nel gioco degli scacchi o in un qualunque altro gioco di ruolo. Questo modo diverso di interpretare la disciplina, finisce inevitabilmente per inquinarne gli scopi principali per cui è nata. Si prenda come esempio il Judo olimpico e lo si confronti con il Judo tradizionale o per fare un altro esempio, il BJJ basico da difesa personale (es. Scuola Gracie) con quello elaboratissimo e di strategia delle gare di alto livello dove spiccano tecniche inapplicabili in contesti reali (Berimboli ecc&#8230;). Mentre da un lato le gare sono un ottimo modo per testare il proprio livello di preparazione psicofisica, la sofisticazione legata ai regolamenti ne rappresenta una sorta di &#8220;castrazione&#8221;.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/sanda.jpg" alt="Sparring Kung Fu" class="wp-image-8066" width="512" height="339" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/sanda.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/sanda-300x199.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/sanda-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Sparring Kung Fu</figcaption></figure></div>



<p><strong>Sbaglia chi non è sincero</strong><br>Esistono migliaia, per non dire milioni di Arti Marziali nel mondo. Ognuna di esse contiene al proprio interno, una percentuale di verità sul combattimento e la difesa personale e una percentuale di altre cose non direttamente funzionali ad esso. Bruce Lee, fu uno tra i primi ad affermare ( con il suo modo un po&#8217; arrogante) che &#8220;<em>buona parte delle Arti Marziali di allora erano cazzate</em>&#8220;. In realtà, in quasi tutte le Arti Marziali esiste una componente funzionale alla difesa personale, ma molte di queste, nel tempo l&#8217;hanno completamente persa per dare spazio alle pratiche più legate alla salute. In tutto questo la differenza la fa esclusivamente l&#8217;insegnante per come imposta il suo metodo e per come &#8220;ci vende&#8221; la sua disciplina. Non c&#8217;è nulla di male nel praticare una disciplina che nel tempo ha perso completamente o parzialmente i propri requisiti Marziali, l&#8217;importante è essere chiari. Spacciare queste discipline per &#8220;micidiali armi di distruzione di massa&#8221; oltre ad essere scorretto è assolutamente pericoloso perché si creano false illusioni di efficacia.</p>



<p><strong>Riassumendo a grandi linee possiamo dire che:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Nelle Arti Marziali, l&#8217;aspetto principale è la difesa personale ma la pratica delle discipline complementari legate al benessere psicofisico ne migliora assolutamente il percorso.</li><li>Nelle discipline del Benessere, l&#8217;aspetto principale è quello di preservare la salute psico-fisica e migliorare la persona, ma praticate a sé stanti, non forniscono alcun tipo di formazione al confronto fisico né alla difesa personale e chi lo afferma è folle.</li><li>Negli Sport da combattimento lo scopo principale è quello di prepararsi per avere la meglio in un contesto regolamentato sia nei modi che nei tempi. Quest&#8217;ultimi forniscono strumenti di difesa personale che però sono spesso &#8220;inquinati&#8221; dalle strategie tecnico-pratiche legate appunto al contesto gara e al suo regolamento.</li></ul>



<h4 class="wp-block-heading">Rifiutare o accogliere l&#8217;evoluzione</h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lotta-1024x775.jpg" alt="Antica raffigurazione di Lotta" class="wp-image-8002" width="768" height="581" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lotta-1024x775.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lotta-300x227.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lotta-768x581.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/lotta.jpg 1047w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Antica raffigurazione di Lotta</figcaption></figure></div>



<p><br><strong>Tutto nasce dalla lotta</strong><br>A livello estremamente primordiale, la prima forma di combattimento corpo a corpo è sicuramente stata la lotta. Anche nelle leggende sulle origini delle Arti Marziali, si parla inizialmente di forme di lotta grezza. Molti studi affermano che le Arti Marziali avrebbero infatti avuto origine in Asia, inizialmente come lotta e successivamente come <a href="https://www.kuoshu.net/kung-fu/">Kung Fu</a>. La lotta è un elemento fondamentale quando si parla di confronto fisico. Ogni combattente dovrebbe avere familiarità con la lotta in piedi e a terra ancor prima di imparare a dare pugni e calci. Questo perché la lotta forma il carattere e abitua il corpo al confronto fisico appunto.</p>



<p>Quando lo scopo è quello di imparare a difendersi o ad avere la meglio in un confronto fisico non collaborativo e non regolamentato, l&#8217;aspetto che va cercato nell&#8217;Arte Marziale è quello legato all&#8217;efficacia funzionale. Ogni Arte Marziale ha qualcosa da offrire in tal senso, ma nessuna da sola è veramente completa nel dare risposte tecniche alle 3 fasi del confronto fisico (Striking, lotta in piedi e lotta a terra).</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lotta_senegalese.jpg" alt="Lotta Senegalese" class="wp-image-8073" width="675" height="450" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lotta_senegalese.jpg 900w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lotta_senegalese-300x200.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lotta_senegalese-768x512.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/Lotta_senegalese-775x517.jpg 775w" sizes="auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px" /><figcaption>Lotta Senegalese</figcaption></figure>



<p>Con l&#8217;introduzione delle <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Arti Marziali Miste (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arti_marziali_miste" target="_blank">Arti Marziali Miste</a> (MMA), sono stati fatti grandissimi passi avanti in tale senso e si è capito che prendere il meglio da più discipline forma atleti e combattenti migliori. Del resto, inizialmente quando si codificavano le prime forme di Arti Marziali, tutti prendevano spunto da altre discipline senza farsi problemi. Il Kung fu ad esempio, è un insieme di stili creati da altri stili copiati qua e là per ottenere il migliore risultato, in pieno stile cinese. In età più recente però, molti insegnanti hanno cominciato a diventare orgogliosi e gelosi della propria Arte Marziale al punto di ritenerla &#8220;la migliore&#8221; senza metterla più in discussione e soprattutto bloccandone la naturale evoluzione. Evoluzione che a mio parere porterà sempre ad una unica Arte Marziale, quella che funziona davvero. Quella che scarta e acquisisce tecniche in base allo scopo funzionale. I motivi di questa chiusura verso l&#8217;esterno di molte scuole, sono legati spesso al business, alla paura di perdere allievi, alla paura del confronto o semplicemente ad una ottusità mentale. Questo porta quasi sempre alla scuola setta. Quelle scuole dove l&#8217;insegnante è venerato e temuto e non può essere messo in dubbio. Quelle scuole dove spesso gli allievi sono succubi e soggiogati dal contesto al punto che si illudono di essere gli unici detentori della verità.</p>



<p>Rifiutare l&#8217;evoluzione significa fossilizzarsi ed ha senso solo quando il motivo per cui si pratica è esclusivamente di ricerca &#8220;archeologica&#8221; delle origini dell&#8217;Arte Marziale.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, da un punto di vista di allenamento funzionale al combattimento e alla preparazione atletica, sono stati fatti passi da gigante. Decidere di rimanere &#8220;Re nel proprio piccolo regno&#8221; continuando a proporre didattiche fossili, non è un pregio ma un fallimento garantito. Bisogna aggiornarsi, studiare, confrontarsi con altri e acquisire con umiltà se si vuole progredire e dare degli strumenti efficaci ai propri allievi altrimenti si ricade in quella distorsione cognitiva del famoso &#8220;<a rel="noreferrer noopener" aria-label="Effetto Dunning-Kruger (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger" target="_blank">Effetto Dunning-Kruger</a>&#8221; per il quale, &#8220;meno so, più credo di sapere. Più so, più sento il bisogno di sapere&#8221;. Del resto, purtroppo come spesso accade, soprattutto in Italia, &#8220;chi non sa una cosa, finisce per insegnarla&#8221;.  Alla base di questa distorsione, c&#8217;è la mancanza di umiltà e di intelligenza o l&#8217;interesse commerciale della paura di perdere allievi.</p>



<p><strong><em>Quando si guarda all&#8217;efficacia, l&#8217;Arte Marziale deve essere una sola e deve contenerne al suo interno molte.</em></strong></p>



<p>Molti Maestri dell&#8217;antichità, non avevano la cultura né la conoscenza sufficiente per spiegare il perché e il come alcune tecniche o alcuni metodi funzionassero. Quindi il &#8220;come&#8221; era più un &#8220;guardami e fallo come lo faccio io&#8221; mentre il &#8220;perché&#8221; spesso era una supercazzola &#8220;perché l&#8217;energia che fluisce nel&#8230;ecc ecc&#8221;. Di queste tecniche, quelle efficaci ancora oggi si possono spiegare chiaramente con la fisica, la fisiologia e la biomeccanica. Continuare a dare le spiegazioni dogmatiche legate all&#8217;antichità, lascia davvero il tempo che trova.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master-1024x693.jpg" alt="The Drunken Master" class="wp-image-8075" width="768" height="520" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master-1024x693.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master-300x203.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master-768x520.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master-1536x1039.jpg 1536w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/yenchen-chen-drunken-master.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Scena tratta dal film &#8220;The Drunken Master&#8221; con Jakie Chan<br>Allenamento &#8220;Mabu&#8221;</figcaption></figure>



<p><strong>Quindi le MMA sono la massima rappresentazione delle Arti Marziali?</strong><br>Ni. Le Mixed Martial Arts, sono un contesto sportivo agonistico di tipo professionale nel quale gli atleti si fronteggiano in combattimenti con tecniche estratte da almeno 4 diverse discipline differenti a seconda delle varie fasi (Striking e Grappling in piedi e a terra). L&#8217;Arte Marziale, deve dare degli strumenti che permettano comunque di essere sempre preparati ad un confronto fisico in contesti non sportivi, non previsti e inattesi e a prescindere dall&#8217;età; se non ad avere la meglio, quantomeno a riportare il minor danno psicofisico possibile. Certo, un atleta che pratica MMA a livello professionistico, non dovrebbe avere problemi a difendersi, ma non possiamo nemmeno pensare che per avere una base di difesa personale si debbano raggiungere e soprattutto mantenere livelli di eccellenza e ritmi del genere per tutta la vita nell&#8217;attesa che un giorno forse qualcuno ci aggredisca.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="896" height="360" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/UFC-fighters-2-Banner.jpg" alt="" class="wp-image-8005" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/UFC-fighters-2-Banner.jpg 896w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/UFC-fighters-2-Banner-300x121.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/UFC-fighters-2-Banner-768x309.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 896px) 100vw, 896px" /><figcaption>Mixed Martial Arts | UFC Contest</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Il mio concetto di Kung fu</h4>



<p>Ho cominciato ad insegnare Kung Fu nel 2004 . <br> Fin dalle prime lezioni ho incluso nel programma esercizi di lotta in piedi e di lotta a terra, sfruttando quel poco bagaglio tecnico che avevo dal Judo (che praticavo da ragazzino) e una buona componente di autodidattica. Lo scopo di questi esercizi di sparring che includevo nel programma, era quello di abituare i miei allievi al contatto fisico non collaborativo. Non tralasciando inoltre il fatto che&nbsp; la lotta rappresenta un allenamento cardio non indifferente. Nel Kung Fu sportivo (Sanda), esiste ed è prevista quella fase di lotta strettamente necessaria ad atterrare l’avversario (proiezioni), cosa che lo distingue, ad esempio, dalla Kick Boxe e dalla Thai. Non sono mai stato molto interessato alla parte strettamente sportiva del Kung Fu, intesa come combattimento in un contesto di gara regolamentato. Mi sono sempre posto come principale obiettivo quello dell’efficacia funzionale. E’ per questo che, in tal senso, sentivo la necessità di andare a colmare quel gap tecnico che inizia un secondo dopo che l’avversario viene portato a terra. Per questo ho cominciato nel 2010 ad interessarmi (e poi a praticare) discipline di lotta specifiche che cominciano esattamente dove il bagaglio tecnico del Kung Fu si interrompe (Grappling e Brazilian Jiujitsu) e ne sono quindi assolutamente complementari. Come ho scritto all’inizio dell’articolo, se l’Arte Marziale è nata per l’autoprotezione, sicuramente prevedeva tutte le fasi del combattimento. Per questo non credo che, in origine nel Kung Fu fosse presente quel gap tecnico che invece ritroviamo oggi (sicuramente frutto di una regolamentazione esclusivamente sportiva).</p>



<p>Per come la vedo io, l&#8217;Arte Marziale deve conferire strumenti di difesa personale e strumenti per il benessere psico-fisico e non posso concepire che all&#8217;interno di un corso di una disciplina nata per il combattimento, non si affrontino tematiche come quelle della difesa personale.</p>



<p>Nel 2010 ho iniziato ad insegnare difesa personale in ambito civile (non militare o paramilitare). <br>La difesa personale in ambito civile, ha come unico scopo quello della prevenzione dei rischi e&nbsp; della preservazione dell’integrità psico-fisica. In soldoni “se riesco evito, altrimenti cerco il modo di liberarmi per scappare e chiedere aiuto”.<br>Come ho fatto per il corso di Kung Fu, ho introdotto anche (e direi a maggior ragione) nel corso di autodifesa tecniche base (non prettamente sportive) di Grappling e BJJ. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/GARE-giulia_16-1024x683.jpg" alt="Gare di Grappling" class="wp-image-8080" width="768" height="512"/><figcaption>Allievi che si confrontano in Gare di Grappling e Newaza</figcaption></figure></div>



<p>Un mio allievo, deve avere una infarinatura a 360° su tutta la parte che riguarda il confronto fisico. Poi, in autonomia può chiaramente decidere di approfondire o meno alcuni aspetti specifici al di fuori del programma canonico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270552_10152929887073100_1620493859283484774_o-e1579886072407.jpg" alt="Gare di Kung Fu Sanda" class="wp-image-8083" width="768" height="512"/><figcaption>Allievi che si confrontano in Gare di Kung Fu Sanda</figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-8116" width="768" height="512" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-1024x682.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-300x200.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-768x512.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-775x517.jpg 775w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o-1170x780.jpg 1170w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2020/01/11270331_10152929879168100_7976784888665561796_o.jpg 1490w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Allievi che si confrontano in Gare di Forma Kung Fu (Duilian)</figcaption></figure></div>



<p>Oggi, dopo tutti questi anni di pratica e dopo tutti questi anni di insegnamento, posso affermare con una certa convinzione, che l’atteggiamento di apertura è assolutamente positivo e producente. <br>Coloro che continuano a non mettersi in discussione e a non&nbsp; confrontarsi con nessuno al di fuori della propria “setta”, sono destinati a fossilizzarsi. </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>di </strong><a href="https://www.kuoshu.net/member/giacomo-lucarini/"><strong>Giacomo Lucarini</strong></a></p><p></p></blockquote>
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			</item>
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		<title>Ciarlatani</title>
		<link>https://www.kuoshu.net/ciarlatani-piaga-arti-marziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giack]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 22:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo lucarini]]></category>
		<category><![CDATA[Kung Fu]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche di Kung fu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ciarlatani, la piaga delle Arti Marziali Chi ha cominciato la pratica delle Arti Marziali orientali da piccolo (come me), inizialmente dell&#8217;arte stessa ha preteso, nella gran parte dei casi, di impararne la componente più &#8220;esoterica&#8221;. Leggende mitologiche, film e storie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kuoshu.net/ciarlatani-piaga-arti-marziali/">Ciarlatani</a> proviene da <a href="https://www.kuoshu.net">Kuoshu.net</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Ciarlatani, la piaga delle Arti Marziali</h4>



<figure class="wp-block-image no-archivio"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="580" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big_Trouble_in_Little_China_017-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-7447" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big_Trouble_in_Little_China_017-1024x580.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big_Trouble_in_Little_China_017-300x170.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big_Trouble_in_Little_China_017-768x435.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big_Trouble_in_Little_China_017.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption> da: &#8220;Grosso Guaio a Chinatown&#8221; | Fulmine | anno 1986 </figcaption></figure>



<p>Chi ha cominciato la pratica delle Arti Marziali orientali da piccolo (come me), inizialmente dell&#8217;arte stessa ha preteso, nella gran parte dei casi, di impararne la componente più &#8220;esoterica&#8221;. Leggende mitologiche, film e storie raccontate o tramandate, hanno fatto si che si cominciassero questi percorsi, non tanto per il benessere psicofisico o per la Difesa Personale ma piuttosto per la ricerca di un qualcosa di metafisico. </p>



<span id="more-7446"></span>



<p>Oggi, nell&#8217;era in cui tutte le informazioni sono a &#8220;portata di click&#8221; e alle verità ci si arriva senza troppi problemi, pare impossibile che queste situazioni continuino a proliferare ma purtroppo è proprio così. Le Arti Marziali fondate su basi surreali ed i loro ciarlatani Maestri pronti ad illudere il prossimo, continuano a pullulare e &#8220;stuprare&#8221; i cervelli delle persone più deboli e meno scaltre, inquinando per altro,  le realtà più serie ed oneste . Sembra in effetti assurdo, ma più o meno il meccanismo è lo stesso che, dopo oltre cento anni, ancora oggi porta alcune persone a perdere soldi alle stazioni e agli Autogrill con il gioco delle &#8220;tre campanelle&#8221;, giusto per fare un paragone. Il motivo è questo incredibile ed insaziabile desiderio di essere presi in giro; una forma di inutile masochismo che in qualche posto recondito del DNA umano probabilmente si annida.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="928" height="618" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/stage_kungfuchang_2010_127-1024x768-1.jpg" alt="" class="wp-image-7495" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/stage_kungfuchang_2010_127-1024x768-1.jpg 928w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/stage_kungfuchang_2010_127-1024x768-1-300x200.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/stage_kungfuchang_2010_127-1024x768-1-768x511.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/stage_kungfuchang_2010_127-1024x768-1-775x517.jpg 775w" sizes="auto, (max-width: 928px) 100vw, 928px" /><figcaption> Una classica sfera di energia generata dal mio qi </figcaption></figure></div>



<p>Inizialmente, quando cominciai la pratica del Kung Fu e conobbi il mio Maestro cinese, da lui mi aspettavo insegnamenti e dimostrazioni di forze al limite del reale. Sono stato fortunato, perché in quel momento ero una persona facilmente plagiabile e impressionabile; se avessi trovato il Maestro sbagliato, oggi sarei uno dei tanti che su &#8220;Youtube&#8221;, spacciano giochi di prestigio e pantomime per&nbsp;<a href="https://www.kuoshu.net/kung-fu/">Kung fu</a> (in realtà lo faccio, ma per prendere in giro quelli che lo fanno seriamente). Sarebbe stata una fine molto triste e un grande spreco di sudore e tempo. Contrariamente e per fortuna, le parole uscite dagli insegnamenti del mio Maestro sono state ben diverse. Inizialmente da questo suo spezzare ogni mio sogno con estremi richiami alla praticità e alla realtà mi dava fastidio. Pensavo che mi nascondesse segreti che forse un giorno mi avrebbe trasmesso quando sarei stato più saggio, insomma la solita storia delle cose solo per pochi eletti! Poi finalmente ho capito che non era così e oggi, a questo suo atteggiamento, devo davvero molto. Ogni volta che qualcuno di noi si addentrava in discorsi strani, lui lo liquidava sempre con frasi del tipo: “<em>Il Kung Fu non è magia</em>”, oppure tipo: “<em>Non esistono pillole o scorciatoie per imparare, solo tanto sudore e allenamento</em>”; affermazioni che non davano spazio ad interpretazioni che esulassero dalla praticità e dal riscontro reale ed applicativo delle tecniche.</p>



<p>A quel punto, dopo anni di pratica, un po’ come in “<a rel="noreferrer noopener" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kung_Fu_Panda" target="_blank">Kung fu Panda</a>”, quando &#8220;<em>Po</em>&#8221; apprende che il segreto contenuto nella pergamena è solo un foglio bianco, anche io ho appreso il grande segreto delle Arti Marziali&#8230; </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="300" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/kung_fu_panda.jpg" alt="" class="wp-image-7449" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/kung_fu_panda.jpg 400w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/kung_fu_panda-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption>da &#8220;Kung Fu Panda&#8221; | Po | anno 2008</figcaption></figure></div>



<p style="text-align:left">&#8230;<strong>IL SEGRETO NON ESISTE !</strong></p>



<h4 class="wp-block-heading">Competenza, esperienza e conoscenza.</h4>



<p>Non esistono segreti ma per fortuna esistono due scienze esatte: la&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fisica" target="_blank">Fisica</a>&nbsp;e l&#8217;<a rel="noreferrer noopener" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anatomia" target="_blank">Anatomia</a> che a loro volta originano la <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Biomeccanica (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biomeccanica" target="_blank">Biomeccanica</a></p>



<p>I cinesi infatti, con i loro allenamenti estremi e le loro instancabili pratiche di condizionamento psicofisico, non hanno fatto altro che imparare con grande Maestria, ad utilizzare a loro favore queste leggi della natura nel combattimento. Come diceva Archimede “<em>datemi una leva e vi solleverò il mondo</em>”, possiamo anche noi affermare che imparando a usare bene leve e a gestire i pesi, possiamo dominare il nostro avversario anche in caso d’inferiorità fisica e con il condizionamento possiamo modificare e forgiare il nostro fisico migliorandone resistenza e forza funzionale.</p>



<p>Non esistono quindi forze magiche né poteri oscuri nascosti in chissà quale segreto insegnamento tramandato da chissà chi. Esistono l’allenamento serio e la pratica onesta sotto la guida di un insegnante realmente competente.</p>



<p>Io sono deluso e soprattutto molto infastidito quando sento che persone esterne, si fanno un’idea completamente sbagliata del Kung Fu solo perché vedono dei video o leggono dei libri dove si raccontano e/o si fanno vedere cose ridicole e pagliacciate inverosimili, allo stesso tempo totalmente prive di applicabilità ed efficacia nel contesto reale, oppure semplicemente perché hanno fatto dei corsi con &#8220;Maestri&#8221; improvvisati. </p>



<p style="text-align:left"><strong>Questo non è kung fu !</strong> </p>



<p>Questa è la risposta che il mercato, fraudolentemente ha dato, ha chi ha cercato un qualcosa che non esiste. Volete la magia? E noi ve la diamo! E quanti subdoli adepti! Attualmente in Cina, i parchi sono pieni di anziani personaggi che all&#8217;interno di pratiche anche molto valide per la salute come il <a href="https://www.kuoshu.net/tai-chi-chuan/">Taiji Quan</a> o il Qigong, inseriscono dimostrazioni di forze esoteriche raccogliendo applausi e bocche aperte di altri cinesi ma soprattutto di occidentali che sono li ad aspettarsi proprio quello.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="433" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big-Trouble-in-Little-China-Victor-Wong-1024x433.jpg" alt="Victor Wong | Grosso Guaio a Chinatown" class="wp-image-7489" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big-Trouble-in-Little-China-Victor-Wong-1024x433.jpg 1024w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big-Trouble-in-Little-China-Victor-Wong-300x127.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big-Trouble-in-Little-China-Victor-Wong-768x325.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/Big-Trouble-in-Little-China-Victor-Wong.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>da: &#8220;Grosso Guaio a Chinatown&#8221; | Egg Shen  | anno 1986</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Maestri&#8221;&#8230;</h4>



<p>Quando il governo cinese nel 1976, dopo la morte di Mao e la caduta della &#8220;<em>Banda dei Quattro</em>&#8220;, sfollò il monastero Shaolin dai veri Maestri, mise in loro sostituzione degli attori acrobati con alte doti circensi, specializzati nel compiere gesti teatrali allo scopo di attirare soldi $$ e turisti. I veri Maestri che non accettarono questo denigrante compromesso, se ne andarono, e con loro se ne andarono anche gli insegnamenti di Kung Fu più veri e preziosi.</p>



<p>Internet pullula di video in cui spiccano &#8220;Maestri&#8221; che con la sola imposizione di un dito atterrano una o addirittura più persone insieme, o che con uno spintone fanno fare all&#8217;avversario, una mezza maratona per poi farlo cadere inerme come una farfalla davanti al tornado. Personaggi, anche di corporatura molto esile, che semplicemente gonfiando il petto fanno cadere l’avversario spostandolo talvolta di qualche metro. Personaggi dalle vesti più improbabili che colpendo dei &#8220;punti segreti&#8221; nel povero &#8220;<em>allievo-marionetta&#8221;</em>, lo fanno andare a terra in preda a &#8220;crisi simil-epilettiche&#8221; oppure lo fanno contorcere dal lancinante dolore provocato con la pressione di un &#8220;punto segreto&#8221;. &#8220;Insegnanti&#8221; che fanno vedere come ci si difende da aggressioni assolutamente inverosimili, con pugni &#8220;telefonati&#8221;, e tecniche improbabili, meno efficaci di una pistola spara bolle di sapone. Alcuni di questi, forse la maggior parte, non si è mai confrontata con nessuno; non ha mai preso un pugno vero, ne probabilmente è mai riuscita a darlo. </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="540" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/mike-tyson-on-strategy.gif" alt="" class="wp-image-7455"/><figcaption>&#8220;Hanno tutti un piano, fino a ché non prendono un pugno in faccia&#8221; Mike Tyson</figcaption></figure>



<p>Stanno anni a recitare la scenetta e si convincono di essere invincibili grazie anche all&#8217;idolatria degli allievi complici. Li vedi insegnare a disarmare attacchi di  bastone, coltello, 9&#215;21, AK47.. ecc ecc. <br>Quest&#8217;ultimi, i maghi del disarmo, oltre ad essere poco ridicoli, mettono a rischio la vita delle persone, che acquistando una falsa sicurezza, possono compiere gesti molto pericolosi mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella di terzi coinvolti, in situazioni reali ben diverse dalla scenetta teatrale recitata in palestra. Occhio!!!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="460" height="288" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/shaolin-monk.jpg" alt="" class="wp-image-7450" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/shaolin-monk.jpg 460w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/shaolin-monk-300x188.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 460px) 100vw, 460px" /><figcaption>Un trapano che fora lastre di cemento ma non fora un cranio.</figcaption></figure></div>



<p>Buffoni, che fino a quando danno un nome diverso alla loro attività mi accontento di ignorare, ma quando questa la chiamano &#8220;Kung fu&#8221;, mi danno molto fastidio e vorrei essere io l’oggetto dei loro test pur sapendo che non lo sarò mai, perché il loro giochino non prevede l’intervento di elementi esterni di disturbo ma solo di plagiati complici collaborativi interni della propria setta.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ma come nascono simili personaggi?</h4>



<p>Quando una persona senza esperienze Marziali di nessun tipo si iscrive ad un corso dove il Maestro si presenta come “il più forte del mondo, cintura nera 25° grado o rossa o oro, o a pallini&#8221;, è ad alto rischio di condizionamento psicologico, specialmente se il soggetto è molto giovane. </p>



<p>All&#8217;interno delle scuole di questo tipo, <strong>il sistema è quello della setta</strong> di tipo militare-gerarchica. I più alti in grado in genere pretendono rispetto dai più bassi ed il Maestro stesso si pone su un livello di indiscussa elevatezza. Ognuno è succube del più anziano e tutti sono succubi del &#8220;mega Maestro galattico&#8221;, il quale imporrà le proprie tecniche, le quali funzioneranno sempre sui propri allievi collaborativi e plagiati e non saranno mai messe in discussione neppure quando queste eludono le leggi della fisica. Si, perché l’interesse di tutti è difendere il grande segreto che nessuno racconta neppure a se stesso, ovvero la totale inefficacia pratica di tutto il teatrino. Nessuno lo vuole smascherare perché, chi è li, è il primo ad avere il bisogno di crederci, e alla fine poi, forse ci crede veramente.</p>



<p>Questo controllo della mente genera persone insicure nella vita reale e totalmente succubi nel contesto palestra. </p>



<p>Ricordiamoci che il Kung Fu, non è nato per difendersi da avversari collaborativi ma da nemici che avevano l’intenzione di uccidere. Ecco perché questi &#8220;giovanotti&#8221;, alcuni anche belli robusti, volano come moscerini al solo sospiro del loro idolo, il quale è, e sarà sempre il più forte nella setta e del quale si narreranno e si tramanderanno gesta eroiche di ogni genere, totalmente prive di fondatezza.</p>



<p>Io stesso ho partecipato a seminari con questi personaggi in Italia e fuori. <br>Le tecniche che fanno volare le persone con la sola imposizione delle mani e talvolta neppure di quella, sono false. Non esistono! Vi dovete svegliare! </p>



<p>&#8220;<em><strong>in palestra leoni ma fuori coglioni</strong></em>&#8220;. </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="519" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/iron-slab.jpg" alt="" class="wp-image-7456" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/iron-slab.jpg 800w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/iron-slab-300x195.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/iron-slab-768x498.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/iron-slab-600x390.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Staffa di non so cosa spezzata da colpo di cranio con borotalco</figcaption></figure>



<p>Queste persone prendono in giro, vendono fumo e sono pericolose per lo sviluppo psicologico dei giovani, oltre al fatto che, spacciando le loro buffonate per Kung Fu, rovinano la reputazione di un’arte bellissima che io adoro.</p>



<p>Quando si parla di “Qi” ad esempio, si finisce sempre per parlare di un’energia quasi magica, o quando va bene si parte per le tangenti mistiche <em>New Age</em>. Questa energia esiste ma non è né magica né extracorporea né di origine sovrannaturale. </p>



<p>L’uso consapevole del proprio corpo, l’estrema conoscenza e percezione di esso nello spazio e in rapporto ad un altro corpo, il condizionamento psicofisico e la continua pratica, fanno si che nelle persone si sviluppi un qualcosa che le rende davvero più forti, ma non si tratta di niente di magico. E’ un qualcosa che si ottiene con il duro allenamento e il sudore. Una &#8220;<em>abilità ottenuta con il duro lavoro</em>&#8220;, ovvero il significato stesso del termine cinese &#8220;<a href="https://www.kuoshu.net/kung-fu/">Kung Fu</a>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="892" height="595" src="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/IMG_8921-1024x683-1.jpg" alt="" class="wp-image-7493" srcset="https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/IMG_8921-1024x683-1.jpg 892w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/IMG_8921-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/IMG_8921-1024x683-1-768x512.jpg 768w, https://www.kuoshu.net/wp-content/uploads/2019/10/IMG_8921-1024x683-1-775x517.jpg 775w" sizes="auto, (max-width: 892px) 100vw, 892px" /><figcaption>dal &#8220;Kung Fu Clan&#8221; | Giulia | anno 2015</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Non Qi confondiamo!</h4>



<p>Se una persona sa muovere bene il proprio corpo, sa usare le leve e direzionare in modo funzionale la forza utilizzando i pesi a proprio favore,   per l’avversario sembrerà infatti dotata di una forza quasi surreale. Queste forze / sensazioni, possiamo chiamarle in cinese “Qi”, in giapponese “Ki”, in Sanscrito &#8220;Prana&#8221; o forse, più semplicemente in italiano “<a rel="noreferrer noopener" aria-label=" (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Propriocezione" target="_blank">Propriocezione</a>” e/o &#8220;<a rel="noreferrer noopener" aria-label="Cenestesi (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cenestesi" target="_blank">Cenestesi</a>&#8220;. Quando si combatte o si lotta con qualcuno che è veramente esperto, si ha quasi la sensazione che ci anticipi ogni movimento o che ci legga quasi nel pensiero. E verissimo, ma non è magia, è alta esperienza tecnica.</p>



<p>Ci sono Discipline che sviluppano molto la componente spirituale ed interiore dell’individuo. Nel Kung Fu sono ad esempio gli stili interni tipo Taiji Quan, Xingyi, l&#8217;Yiquan, o semplicemente la pratica del Qigong. Queste Arti, come anche Yoga e meditazione di origini indiane, hanno effetti altamente benefici sulle componenti psicofisiche individuali. Sviluppano forza e migliorano lo stato generale di salute e sono ottime quindi per il benessere. </p>



<p>Lo stesso Maestro <a href="https://www.kuoshu.net/chang-dsu-yao/">Chang Dsu Yao</a> diceva che il Kung Fu adesso è in primis benessere, poi Difesa Personale. Quello che deve essere chiaro però, è che queste doti che si percepiscono e si amplificano a livello interiore, non possono essere in nessun modo esternate con tecniche di alcun tipo. Come non esiste la telecinesi, non esiste nessuna tecnica che senza il contatto fisico trasmetta una qualunque forza interna, verso l&#8217;esterno (almeno per adesso non è mai stata dimostrata ne provata). Mentre finché c&#8217;è un contatto, il dubbio se la tecnica sia efficace o meno su un avversario è ammissibile, senza contatto il dubbio non c&#8217;è proprio; la tecnica non può funzionare.</p>



<p>Ben vengano quindi le arti interiori ma facciamo attenzione a chi ce le vuole promuove come micidiali armi di Difesa Personale. Migliorare la salute, la coordinazione e la forza è senza dubbio un ottimo inizio anche per migliorare la propria Difesa Personale ma non può e non deve bastare.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="S.M.A.T. #01 - Tecniche Segrete di Arti Marziali" width="891" height="668" src="https://www.youtube.com/embed/c10azB9pvyo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>da: &#8220;Tecniche segrete di Arti Marziali&#8221; | Giacomo e Alessio | anno 2014</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;Insegnante</h4>



<p>Personalmente, da quando insegno, ho sempre avuto il terrore che i miei allievi potessero in qualche modo essere plagiati dal mio ruolo d’insegnante e quindi accettare come perfettamente efficaci tutte le mie tecniche e come &#8220;oro colato&#8221; tutte le mie spiegazioni. Per questo motivo, ho sempre cercato di pormi al loro pari. Ho sempre cercato di conquistare il loro rispetto, rispettandoli e soprattutto mettendomi per primo in discussione, non imponendo il mio ruolo. Non ho mai preteso formalità nei miei confronti proprio per non far si che il rapporto “gerarchico” modificasse le circostanze pratiche o che prendesse l&#8217;aspetto anche vago della setta di adepti come spesso vedo. Cerco sempre di allenarmi in prima persona durante le mie lezioni e mi mescolo sempre con gli allievi quando facciamo sparring e talvolta non ho nemmeno la meglio su di loro!</p>



<p>Eh si! Può capitare! Ai &#8220;veri Maestri” non capita mai di perdere da nessuno, tanto meno dai propri allievi, ovvio! Perché loro non si mettono in discussione o comunque lo fanno solo con chi accetta la loro superiorità a prescindere; avversari collaborativi e totalmente remissivi. Plagiati.</p>



<p>Se nessuno dei miei allievi mi mettesse un po&#8217; in difficoltà dopo anni di pratica, in realtà significherebbe che probabilmente qualcosa non va proprio nell&#8217;insegnamento. Significherebbe creare solo degli &#8220;allievi bonsai” ai quali di tanto in tanto tagliare le radici per la paura che possano crescere troppo. <strong>SBAGLIATO!</strong></p>



<p><strong><em>Chi pensa di non aver più niente da imparare, in realtà non ha nulla da insegnare.</em></strong></p>



<p>Considerarsi sempre allievi è fondamentale quando si insegna. </p>



<p>Dalla mia esperienza di oltre trenta anni di Arti Marziali, posso suggerire chiaramente di diffidare da chi ostenta troppo i propri gradi, da chi non si mette in discussione, da chi pretende troppi segni di devozione e di dimostra chiusura mentale e pensa che la propria Arte sia unica e migliore su tutte.</p>



<p>Molti di questi soggetti, lo fanno addirittura &#8220;forse&#8221; in buona fede, nel senso che contornandosi di persone succubi, si convincono davvero di essere invulnerabili!!! Questo non li giustifica per nulla, qualcuno gli faccia notare che non lo sono!</p>



<p><strong>Un’Arte Marziale non è una religione. </strong></p>



<p>Nella religione esiste un elemento fondamentale imprescindibile chiamato Fede. La Fede non ha bisogno di prove, altrimenti non si chiamerebbe così. Quando impariamo tecniche pratiche di combattimento corpo a corpo invece, non si deve &#8220;aver fede&#8221; in quello che ci viene detto o insegnato. Dobbiamo pretenderne il riscontro pratico e la dimostrazione assoluta di efficacia.</p>



<p>Io adoro il Kung Fu per tanti motivi elencati negli svariati articoli del sito e sui quali non mi dilungherò nuovamente. Personalmente lo ritengo una buona base per tutte le Discipline Marziali. Chi fa Kung Fu seriamente si rinforza, migliora il proprio stato psicofisico, acquisisce grande coordinazione, equilibrio e senso del movimento del proprio corpo nello spazio e di quello dell&#8217;avversario. Nel Kung Fu, si impara a cadere e a compere gesti acrobatici, si migliorano la forza esplosiva e la resistenza isometrica (es: allenando le posizioni “Zhang Zhuang 站桩”) e migliorano sia i riflessi che l’istinto. Chi pratica Kung Fu seriamente, può tranquillamente intraprendere e confrontarsi con qualsiasi disciplina marziale senza sfigurare ed ha tutte le carte in regola per specializzarsi in qualsiasi di esse. La base che il Kung Fu conferisce ad una persona non ha pari ed è, a mio vedere, una delle più complete. Chiunque, praticando Kung fu, può solo migliorare sotto molteplici aspetti.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Sherlock Holmes | Combattimento Kung Fu" width="891" height="668" src="https://www.youtube.com/embed/_LIbGkDYYGg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>da: &#8221; Sherlock Holmes  | anno 2009<br><em> &#8220;Primo, distrarre il bersaglio. Poi bloccare gancio alla cieca. Opporre un diretto alla guancia sinistra. Scombussolare. Inebetito sferrerà una sveglia micidiale. Sfoderare blocco di gomito e botta al corpo. Bloccare sinistro bestiale. Indebolire mascella. Ora, frattura. Rompere costole incrinate. Traumatizzare plesso solare. Dislocare tutta la mascella. Colpo di tacco al diaframma. In sintesi: orecchie che fischiano, mascella fratturata, tre costole incrinate, quattro rotte, lacerazione del diaframma. Guarigione fisica: sei settimane. Piena guarigione psicologica: sei mesi. Capacità di sputare alla nuca: neutralizzata&#8221;</em></figcaption></figure>



<p>Essere aperti mentalmente significa accettare che se ad esempio ci confrontiamo nel fare pugilato con chi da anni lo pratica a livello professionistico, avremo solo da imparare. Se ci confrontiamo nei calci con chi da anni pratica Thai Boxe, probabilmente avremo solo da imparare. Se ci confrontiamo nella lotta con chi da anni fa Brazilian Jiujitsu o Greco Romana o Judo, avremo solo da imparare. La cosa fondamentale è che certamente non partiremo in nessuna di queste discipline da zero perché il lavoro fatto sul nostro corpo, se è corretto, è un punto di partenza ottimo per tutte le discipline da combattimento. In cinese con il termine “Shen fa (身法)” infatti, si intende proprio il modo di muovere il proprio corpo. Nel Kung Fu non sono apprezzabili i miglioramenti nell&#8217;esecuzione plastica delle tecniche quanto il miglioramento degli schemi motori e posturali del corpo, che poi ovviamente di conseguenza questo si trasforma in un miglioramento generale.</p>



<p>Il Kung fu quindi, essendo Arte Marziale e non uno sport specialistico, ha come scopo principale il <strong>miglioramento della persona</strong>, della salute e del modo di muovere il corpo oltre ad incrementare il livello di Difesa Personale.</p>



<p>Chi pensa di non avere più nulla da imparare non crescerà mai.</p>



<p>Tornando ai sedicenti Maestri che infangano quotidianamente il Kung fu e la sua reputazione concludo dicendo questo: se qualcuno, dotato di questi &#8220;poteri&#8221;, vuole dimostrarmi che quello che ho detto sopra è falso, lo faccia e sarò ben lieto di ricredermi altrimenti la smetta di chiamare col nome sbagliato una cosa che deve rispondere solo al nome di truffa.</p>



<blockquote style="text-align:center" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> <strong><em>DISCLAIM:<br></em></strong><em>Sono un grande Fan di &#8220;<strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grosso_guaio_a_Chinatown" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="Grosso Guaio a Chinatown (apre in una nuova scheda)">Grosso Guaio a Chinatown</a></strong>&#8220;</em><br>L&#8217;uso delle immagini non ha lo scopo di screditare il mitico Film ma, piuttosto, quello di farvi tornare la voglia di guardarlo nuovamente. </p><p></p></blockquote>



<blockquote style="text-align:center" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>di </strong><a href="https://www.kuoshu.net/member/giacomo-lucarini/"><strong>Giacomo Lucarini</strong></a></p></blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.kuoshu.net/ciarlatani-piaga-arti-marziali/">Ciarlatani</a> proviene da <a href="https://www.kuoshu.net">Kuoshu.net</a>.</p>
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